The Internet Money Game

The title of this post is written in English. Perchè?

March11

Sono al bar e sto finendo di leggere questo libro, Moonlighting on the Internet, di Yanik Silver.

E’ il primo libro di Yanik e, come tutti i suoi infoprodotti è un misto di buonsenso, normalità, poca voglia di lavorare e piccole trovate geniali.

Come sapete Yanik Silver è il mio guru preferito, forse perché è quello con cui ho un po’ di rapporto personale, ma anche perché è uno che passa 3 mesi sulla spiaggia in California portandosi un laptop e permettendosi una Aston Martin e un biglietto sul Virgin Galactic di Richard Branson.

Stavo chattando con un mio amico, esperto stratega interattivo (non so se e’ proprio questo che ha scritto sul suo biglietto da visita, ma è quello che fa) e contemporaneamente leggevo il libro, quando mi ha colpito questa frase di Andy Jenkins, che cura uno dei capitoli del libro, quello riguardante i Yahoo Stores.

Dice Andy Jenkins:

I don’t know what the U.S. Bureau of Labor Statistics says anymore about the median income for a middle-class family of four, but we’re probably at about double that with one store – and we have 49 sites out there that all sell something. So it’s bee good.

Lo so che gli Yahoo Stores non esistono per noi tapini in Italia, ma ve l’ha ordinato il dottore di NON aprire uno Yahoo Store in inglese e vendere al mondo?

Certo, non è alla portata di tutti, ma ve ne ho parlato per tre motivi:

  1. Perché mi ha colpito la scalabilità di un business Internet: Andy Jenkins e sua moglie gestiscono 49 business online mentre viaggiano e si godono la vita
  2. Perché è da diversi giorni che sto pensando a una frase del mio amico Alfio Bardolla sugli investimenti in opzioni: “Investo e insegno a investire sul mercato USA perché lì ci sono decine di migliaia di titoli, mentre sul mercato italiano solo poche decine”. E’ lo stesso per il business online qua in Italia e – avendo scritto il libro di riferimento sulle affiliazioni in Italia – lo so bene. Allora, why not to go global?
  3. Perché ho un’idea che mi frulla in capo da diverse settimane e ha a che fare con i libri in inglese che leggo e acquisto costantemente (ne ho contati 162 in biblioteca, la maggior parte di marketing). A tutti quelli a cui l’ho sottoposta è sembrata una buona idea e questo NON è un buon indizio :-)

Come dite? Non siete sicuri di aver capito bene cosa dice Andy Jenkins perché è in inglese? Vorreste una traduzione? Non avete la possibilità di acquistare e leggere libri in inglese? Però vi piacerebbe?

Stay tuned. Restate sintonizzati, presto vi propongo qualcosa di interessante.

Ex Post

March9

L’esperimento è finito.

E’ passata la settimana in cui mi sono imposto di scrivere nel blog più del solito, anche quello che mi capitava o mi veniva in testa.

Vediamo insieme (ex post, come direbbe un ricercatore) come è andata e facciamo insieme qualche riflessione.

E ricordiamoci sempre che Imagination is more important than knowledge.

(cosa c’entra Einstein? Beh, intanto Einstein c’entra sempre e poi visto che parliamo di esperimento e di risultati… ok ok un po’ banale…)

Ho capito che

  1. Non sarò mai un blogger molto prolifico. Ho scritto 6 post. Ammetto che forse avrei potuto scriverne 1 o 2 in più, ma comunque la media è 1 post al giorno. A fini di SEO non e’ nulla, ci vogliono almeno 5 post al giorno, con parole chiave e pensati per il posizionamento (possono però essere più corti dei miei). A fini di gloria e di Technorati (Technorati Profile), comunque è una frequenza troppo scarsa. D’altra parte, ragazzi, chi mi conosce mi ha sentito tante volte: non sono un fanatico dei blog.
  2. Però voi siete fantastici. Ho ricevuto 24 commenti. Questa è la parte del blog che mi piace, il dialogo. A me piace scrivere, ma scriverei anche per conto mio. Però mi affascina che mi leggiate e mi colpisce l’interazione con i lettori e nello specifico con i lettori di questo blog. Quindi commentate, commentate, commentate!
  3. L’email funziona alla grande. Shame on me, vergogna a me che la uso così raramente. Ho mandato un semplice messaggio tipo “ciao, come va, hai letto il blog ultimamente?”e il traffico è triplicato nei giorni successivi. Ci sono 468 iscritti alla mailing list e derivano tutti dal blog. E’ una lista minuscola per gli standard dell’Internet marketing. Ma il punto vero e tragico è che ho scritto 10 messaggi, meno di uno al mese (e 2 erano promozionali). Eppure so che la lista email è il vero asset di un internet marketer, the money is in the list, l’email funziona. Eppure io non l’ho praticamente usata, pur promuovendo l’uso dell’email e la creazione di mailing list a destra e a manca. Classico caso di rubinetto che perde a casa dell’idraulico?

Ha ancora senso questo blog? Questa è la domanda vera.

Il blog ha 1 anno e 11 giorni. 32 post più 2 bozze che probabilmente non completerò mai, idee rimaste là. Negli ultimi 3 mesi ci sono state una media di 1800 visite al mese con il giorno migliore 287 visite. Cioè circa ogni 20 minuti qualcuno viene su Internet Money Game a vedere cosa c’è scritto. Risultati minuscoli per chi vive di blog (cioè fa soldi con il traffico), ma lunsinghieri per il sottoscritto che i blog non li ha mai amato (infatti non li leggo).

Ma la domanda rimane: ha ancora senso questo blog?

Mi domando questo perché inizialmente pensavo che sarebbe stato più “tecnico”, con informazioni su cosa stavo facendo come persona che vive di Internet. Ma in realtà è un blog molto personale, in cui parlo raramente di Internet Money o Internet Marketing e parlo soprattutto di me.

A voi piace. A me, come lettore di blog, probabilmente no. Ho sempre considerato un po’ fighette quelli che scrivono blog e raccontano gli affari propri. Tipicamente 20enni e fancazzisti (o fanciulle sognatrici). Totalmente inutile.

Almeno così ho sempre pensato.

Però mi ritrovo dopo un anno a fare esattamente questo: scrivere sul mio blog (notate il corsivo) di quello che mi pare e in genere sono cose mie, più o meno private. Che il blogging mi abbia rapito e ottenebrato la ragione? Che sia diventato anch’io una fighetta? (è vero che mi faccio raramente la barba e senza sapone, ma ho un MacBook :-) ) Domande esistenzialiste di un over 40, la domenica mattina.

Diciamo che Internet Money Game ha completamente mancato l’obiettivo di parlarvi di come faccio i soldi online (forse perché non ne faccio tanti come vorrei, forse perché penso che tutto sommato sia abbastanza noioso raccontarvi le cose tecniche). E’ un classico blog tipo “oggi mi sono svegliato e mi sono grattato e il mio gatto ha fatto miao”, condito con un po’ di “la morale è” che ci sta sempre bene.

Ma qual’è l’evoluzione di Internet Money Game? Alcuni scenari.

  • Fine per consunzione. Alla fine, la mia avversità ai blog può avere il sopravvento, la frequenza di post si dirata finché un giorno il blog si spegne come l’occhio del Terminator. Non credo, perché, come ho detto all’inizio, mi piace il vostro feedback, sapere che mi leggete. Però avete visto, non scriverò mai molto.
  • Solo Internet Money. Mi concentro solo sugli aspetti tecnici (non necessariamente informatici) dell’Internet Money, come mi ha chiesto uno di voi (”più Internet Money”). Sembra logico, ma se non l’ho fatto finora, cosa mi spingerà a farlo ora?
  • Continua così, ma con più Internet Money. All’italiana, un colpo al cerchio e un colpo alla botte, senza un reale cambiamento. Non avevamo detto evoluzione?
  • Apro altri blog tematici. So, sembra assurdo, ma ogni tanto mi domando se non dovrei farlo. Da un lato, mi piacerebbe parlare della “libertà finanziaria”, quindi non solo Internet, ma anche trading, immobili e psicologia. Dall’altro mi piacerebbe parlare di marketing, anzi di direct response marketing. Per fortuna poi torno alla realtà, questo sviluppo mi pare il meno probabile.

Qual è lo scenario che vi piace di più? Cosa vi interessa di più? Scrivetemi i vostri commenti.

(Divertente, no, fare esperimenti?)

Il lavoro è una truffa

March7

Ecco, è questo che non mi è molto chiaro: perché dici che il lavoro è una truffa? – Marco Cannelli

Da questo scambio di email con il bravo Marco Cannelli, mi è venuto da buttare giù questo post, che riprende la mia risposta.

Perché dico che il lavoro è una truffa?

Perché ti fanno passare come una cosa normale che uno si alzi la mattina presto e lavori la maggior parte del giorno presso qualcuno per fargli guadagnare dei soldi.

Che abbia come obiettivo nella vita quello di diventare bravo in qualcosa così poi può vendere le sue ore e la sua vita.

Che lavori finché diventa vecchio, magari per decenni frustrato e poi finisca di lavorare e rimanga vecchio e rincoglionito per gli ultimi anni della sua vita.

Che passi la maggior parte della sua vita in un sistema di gerarchie che mortifica la libertà, l’individualità e la moralità. Per cosa? Per comprare cose, possibilmente a rate, così le paga tutta la vita e non può smettere di essere controllato dal sistema.

Vi sembra normale?

Dalla rivoluzione industriale e’ sempre stato cosi’: far passare per normale cio’ che normale non e’.

Cosa e’ normale?

E’ normale che l’uomo sfrutti la sua mente per avere tutto cio’ che gli serve con il minor dispendio di energia possibile.

E’ normale che preferisca l’amore e la crescita spirituale alla carriera.

E’ normale che si ribelli alla cravatta e al commuting mattiniero e alle lotte per un ufficio piu’ grande.

(L’ufficio e la fabbrica sono aberrazioni, ma vengono considerate normali)

E quando dici “trovati un lavoro che ami e non lavorerai per il resto della tua vita” (Confucio), da un lato dici qualcosa che e’ motivante, ma dall’altro dici qualcosa che e’ estremamente limitante.

Perche’ ti blocca in una scatola del “lavoro che ami”.

Ma si puo’ veramente amare il lavoro? Io l’amore lo lascerei alle persone, alla natura, a dio, al proprio gatto magari. Ma al lavoro?

Fin dal “sudore della fronte” di Adamo si perpetua la grande truffa del lavoro.

L’internet Money è lavoro?

L’Internet Money non è lavoro.

L’Internet Money è il modo più efficiente per creare dei “sistemi”, dei robot, degli schiavi virtuali che lavorano per te e generano soldi per te.

Certo che ci devi mettere del tuo per produrre denaro. Ma l’Internet Money, come nessun altro metodo che io conosca, ti permette di lavorare una volta e guadagnare per lungo tempo.

E’ come avere un’azienda o immobili in affitto, ma senza gli enormi investimenti e i grattacapi che questi sistemi richiedono.

Il trading è ancora più efficiente dell’Internet Money per guadagnare denaro, ma non ha il concetto di “lavora una volta, guadagna per sempre”. Un trade è un trade e poi passi al prossimo. Se smetti di fare trading non guadagni.

Un sito Internet, lo metti online e guadagna da solo, notte e giorno.

Ecco perché amo l’Internet Money (ma sto studiando il trading che ha dei vantaggi).

Ecco perché dico che il lavoro, quello dello stipendio, quello che ti definisce con una professione, è una truffa.

Persa a tavolino… no?

March4

Milan – Arsenal 0 – 2.

Certo, fa sempre una gran rabbia perdere una partita a tavolino.

Rabbia sorda, profonda, irresistibile.

Se scendi in campo, anche se l’altro è più forte, ci puoi provare e, in ogni caso, ci sei stato. Eri lì a lottare, a giocarti le tue chance.

Ma a tavolino no. A tavolino fa solo male. Perchè non si saprà mai veramente come poteva andare, chi era veramente più forte.

Forse l’Arsenal meritava? Forse. Ma se si fosse giocata, se le due squadre fossero scese in campo non ci sarebbero state scuse, si sarebbe visto veramente chi era il più forte. Forse l’Arsenal. Forse il Milan.

Così no. Rimane l’amaro in bocca di non aver potuto giocare questa partita. Persa a tavolino, per un capriccio della sorte. Questo non è calcio, è roulette russa.

(Mi dicono ora che non è stata persa a tavolino, ma che la partita si è giocata normalmente a San Siro. A me sembrava veramente che fosse persa a tavolino: cioè, l’ho guardata, ho visto solo l’Arsenal in campo e ho pensato…)

:-)

A Day in the Life (ok, morning…)

March4

(beccatevi questo se pensate che MTV abbia inventato i video, Berlusconi il controllo sui media e Cuffaro le clientele in Sicilia).

Il bello di un blog è che sei padrone assoluto di vita e di morte (sui post).

Questa mattina ho pensato che sarebbe stato molto divertente scrivere di tutto quello che ho fatto oggi. Pensieri, idee, attività. La giornata di un internet marketer.

Ora sono le 18:44 e la giornata è stata decisamente più incasinata del previsto, praticamente non sono mai stato al computer.

E quindi ho cambiato questo post e lo limito a raccontarvi la mia mattinata. Senza trucco e senza inganno. Come da esperimento.

Pronti? Via!

Ore 6:31

Mi alzo un po scoglionato. E’ il pensiero di andare in banca a risolvere un problema burocratico che mi assilla. Anche la pulizia dei denti alle 9 non è proprio il massimo. Né la visita cardiologica alle 14:30. Ho parecchie cose da fare, ma oggi sarò molto in giro, merda.

Però noto con piacere e con incredula meraviglia che non ho mal di schiena. Sono due notti che io e Ettore facciamo l’esperimento: io dormo nel suo letto con materasso in lattice e lui nel mio con materasso a molle. Io dico che il materasso a molle mi uccide (ma sotto sotto non ci voglio credere). Lui dice che è comodo. Dopo 2 notti posso dire che la differenza è enorme. Mi sa che devo proprio cambiare materasso.

Breve chat con Bernadette prima che lei vada a letto (a New York). Quella donna è la mia benedizione. Anche se i problemi sono tanti (come le miglia di distanza) mi sa proprio che è quella giusta.

Brevissima chat con Carlo che mi parla da un po’ di tempo di Finanzas Forex (ecco Carlo, ho messo il tuo link) un sistema per investire soldi nel Forex, senza fare trading, ma da niubbo. (Un po’ troppo da niubbo, secondo me, per questo non mi convince)

E’ ora di svegliare Ettore e portarlo a scuola.

Ore 8:07

Ho appena accompagnato Ettore a scuola e faccio una sosta al mio solito caffé. Non ho molto tempo perché alle 9 ho pulizia dei denti. Però faccio in tempo ad aprire il Mac, collegarmi alla rete Wifi e buttare giù lo schema dell’email che manderò oggi ai potenziali speaker di Internet Money, la nuova edizione del seminario che insegna come vivere, anche in Italia, l’Internet Money. La invierò nel pomeriggio, quando avrò completato gli altri appuntamenti.

Giusto il tempo di buttare giù uno schema e un cappuccino ed è dentist time :-(

Ore 9:00

Pulizia dei denti. Sono nervoso oggi, non il giorno ideale per la pulizia. Ma Simona è bravissima come sempre e alla fine del trattamento mi è tornato il buon umore. Anche tutte le cose da fare (banca in primis) non mi sembrano pesanti. Tanto che faccio pausa al caffé di fronte al dentista.

Direi proprio che la profondità di pulizia delle tasche gengivali è direttamente proporzionale al mio buon umore. Tutto sommato non era così fastidioso e ora sono molto più fiducioso per la salute dei miei denti. Basta poco, basta leggere le cose in modo diverso.

Ore 9:40

Caffé di fronte al dentista. Mi piace questo posto, è tranquillo e il barista ha quella gentilezza che si trova raramente. Soprattutto mi piace il bancone rivolto alla vetrina, stile Starbucks.

Sfoglio il Corriere, leggo una bella intervista a Pancho Pardi (così sapete come la penso se ci fosse stato ancora qualche dubbio, girotondi forever) e poi tiro fuori il libro che mi sta affascinando.

Premetto che questo libro è come una Glock 17. Leggero e letale insieme, non perdona e ti dà grande potere e sicurezza. L’autore sarebbe contento di questo confronto, pazzo com’è.

Time for a change – Richard Bandler. Il libro di Richard Bandler che non parla di PNL, è PNL. Lo leggo e faccio una sessione con Bandler, direttamente. Le sue parole entrano in me, mi mettono in trance, lavorano sui miei belief (o sono io a farlo, non ha importanza).

Irresistibile a pagina 30 il racconto degli alieni.

Se non lo volete leggere in inglese, lo trovate anche in italiano (Tempo di cambiare, IBS).

Ore 11:30

Ho ricevuto tre telefonate: rispettivamente il mio amico Stefano (medico che sta scoprendo il trading in valute e il wellness finanziario) Teresa (sul libro The Brain That Changes Itself e su una scuola a Toronto che applica le tecniche della plasticità cerebrale) e Marzio (responsabile della web agency con cui sto lavorando per un mio cliente).

Mi sono letto metà libro di Bandler, è ora che vada in banca per quello sporco lavoro. Tardi, ma sono di ottimo umore.

Ore 12:15

Ho finito tutto in banca, senza problemi, piece of cake. Mi faccio sempre delle pippe pazzesche quando si tratta di burocrazia, pagamenti e banche. Marco devi lavorare su questo.

Mentre entravo in banca mi è venuta una bella idea per il nome del nuovo progetto che ho in mente (ho controllato e il dominio è libero). E’ veramente una bella idea (lo dice anche Terry, il mio coach) e conto di farla partire dopo Pasqua. Vi racconterò. Diciamo che se vi interessano gli audiolibri, vi interesserà.

Ore 12:40

Rientro a casa e Ennio, il portiere (personaggio da film il portiere del nostro stabile) mi consegna un saccone bianco.

E’ arrivata la prima consegna dell’ordine che ho fatto una settimana fa ad Amazon!

E’ sempre Natale quando arriva il pacco di Amazon (nota mentale: devo contare quanti manuali ho acquistato in tutti questi anni, così, per curiosità…) e così lo apro subito.

Dentro trovo

Il primo libro è anche il primo libro di carta scritto da Yanik Silver, uno dei guru dell’Internet Money mondiale che ho avuto modo di conoscere e con il quale mi trovo bene.

Gli altri 3 libri sono nella bibliografia di 4-Hour Workweek, il libro di cui ho scritto ampiamente. Quel furbone di Ferriss, per scrivere la bibliografia secondo me ha usato pesantemente il sistema di recommedation di Amazon, perché ho trovato gli stessi libri seguendolo io stesso. Rimane il fatto che paiono interessanti (almeno dalle recensioni, non li ho ancora sfogliati).

Ore 13:24

Tra esattamente 6 minuti devo essere davanti a scuola di Ettore!

Mi prendo Monlighting on the Internet per quando dovrò attendere (ho due appuntamenti nel pomeriggio e non torno a casa) e scendo in strada.

Lo Scarabeo 150 è parcheggiato in modo molto buffo accanto a un gemello (pensavo di essere l’unico possessore) e guardato con curiosità dai vari tifosi dell’Arsenal che prendono il caffè in piazza S.Maria Beltrade. Sorry boys, ma stasera vi rulliamo. (ragazzi ho un figlio tifoso milanista, devo scriverlo per forza :-) )

Ok e quindi?

Come vedete gran pensare, leggere, fare commissioni, girare in moto. Ma… e lavorare?

Quello stamattina niente. Ci pensano i miei siti, per fortuna.

Questo è Internet Money.

Che differenza c’è tra un mentore e un coach?

March3

Come puoi insegnare a un’altra persona ciò che non sai fare neanche tu?

Risposta: non puoi, non sei un mentore se non l’hai fatto prima tu e puoi fungere da esempio.

Però puoi fare il coach.

Questa sottile, ma fondamentale distinzione è venuta fuori discutendo con Giulio Marsala.
Mentore è colui che ti può aiutare a raggiungere i tuoi obiettivi perché sa come raggiungerli, perché l’ha già fatto lui

Coach è colui che ti può aiutare a raggiungere i tuoi obiettivi perché sa aiutare a raggiungere obiettivi. Anche se non ha raggiunto quelli che vuoi raggiungere tu.

D’altra parte i coach sportivi non sono stati necessariamente dei grandi sportivi. Spesso erano delle seghe (non c’è anche il detto “Chi sa, fa. Chi non sa, insegna”?). Ma i bravi coach sanno come far raggiungere il traguardo allo sportivo o alla squadra che seguono.

Questa differenza è per me fondamentale, perché per molti anni sono stato angosciato dal modello del mentore. Ovvero ho sempre considerato un’unica entità mentore-coach.

E così pur amando insegnare e “accompagnarti alle porte della tua mente”, mi sono precluso tantissime opportunità di fare il coach, perché non avevo un’esperienza specifica sull’argomento o non l’avevo fatto prima io.

In qualche campo (marketing, copywriting, advertising, fare soldi online) posso fare sia il coach che il mentore.

Ma in altri che mi affascinano forse ancora di più (sviluppo personale, finanziario, problemi di relazione) potrò serenamente fare il coach. Come, per esempio, ho fatto recentemente in quest’occasione e siamo stati tutti molto contenti.

Mi rimane solo un problema da risolvere: come posso fare coaching e non smentire il mio motto “Lavora una volta e guadagna per sempre”?

Oh, beh, un modo si trova.

The doctor is IN.

Questo è un paese per vecchi

March3

Sto scrivendo questo post mentre guardo il TG1 delle 13:30. Ma avete visto?

Napolitano. Montezemolo. Berlusconi. D’Alema. Mastella. Bertinotti. Padre Pio. Il Maresciallo Rocca.

(L’unico giovane è Corona, in stato d’arresto perché gira in Bentley e paga con banconote false).

Viviamo un’allucinazione collettiva, dove in TV – e quindi nell’unico posto che conta – vivono solo vecchi. Facce rugose, capelli bianchi o salepepe (o tinti e finti) sono necessari per contare in Italia?

Inutile che me lo domandi. E’ così.

Il fair play di Materazzi in tv per la prima sconfitta dell’Inter conclude questo emblematico tiggì. Emblematico di un luogo logico e sensato come una psicosi familiare.

Ma se avete figli, volete che la loro vita sia condizionata da questi vecchi?

TG1 Economia, terrorismo informatico

Ah, fantastico. Ora è iniziato TG Economia e parla di “truffe online”.

In un paese dove il tasso di collegamento in banda larga è del 16,5% contro la media europea del 19,8% ci vuole un po’ di sano terrorismo informatico.

“Non collegatevi a Internet! Ci sono i malfattori che vi fregano!”Ci sarà certamente qualche vecchiardo che ha approvato il servizio di apertura. Meno male che TG1 Economia non lo guarda nessuno.

E’ cominciata la farsa delle elezioni. Vecchi che ci guardano dai poster, vecchi in tv assediati dai microfoni, vecchi e fumosi programmi. (avete letto che pippone da una parte e dall’altra?)
Qual’è l’ultima volta che i siete eccitati quando parlava un politico? Ah, già, non bisogna eccitarsi, ci vogliono tutti vecchi.

Ieri parlavo con una mia nipote acquisita (molto alla lontana, diciamo conoscente). Medico, brava e volenterosa, mi spiegava la sua trafila per avere la speranza di fare il medico di base, un giorno, quando tutti gli altri saranno morti. 10 anni, forse. No, dai, solo 4. Quattro anni! Abbastanza da iniziare già da vecchia.

Sarà che sto leggendo un libro pazzesco. O forse lo vedo pazzesco perché mi corrisponde esattamente. Ora.

Fiat Lux

March1

Sia fatta luce.

Ho visto la luce nel senso che ho trovato la soluzione a un problema?

Sono in crisi mistica?

Volevo attirare la vostra attenzione con una frase del nostro vecchio incommensurabile amico “God”?

Niente di tutto questo.

Però, prima di spiegarvi il perché di questo titolo, vi dico che questo post – in sé non troppo rilevante (o sì? Giudicherete voi) – è storico.

“Marco, stai bene? Ti sei fumato l’impossibile?”

Ok arrivo al dunque. Questo è il primo post di un esperimento che ho inizia oggi e finisce tra una settimana (sabato mi sembra perfetto per iniziare).

Senza Rete, ovvero “niente trucchi, niente inganni, niente filtri”

Per quelli di voi nati negli anni Sessante come me, Senza Rete forse ricorda qualcosa. Ovvero un varieta televisivo del sabato sera che da ragazzo mi sembrava abbastanza palloso, ma aveva una caratteristica che lo rendeva eccitante: i cantanti non usavano il playback e si stata tutti con il fiato sospeso ad attendere la stecca o invece a dire “però, sa cantare eh?”.

Vabbè, ma arriva al dunque.

Il dunque è questo: in questa settimana, a partire da oggi e da questo post, voglio provare a scrivere tutto quello che mi viene in mente, tutti i post o le idee o gli argomenti o le cazzate (qui si può dire) che mi passano per la testa e che fermerò sul post. Magari non saranno tutti post lunghi, con immagini eccetera. Preferisco magari che siano cotti e mangiati, ma voglio vedere

  • quanti ne scrivo in una settimana
  • quanto resistete senza mandarmi al diavolo
  • se viene fuori qualcosa di interessante oppure le solite banalità che appestano la blogosfera

Bene, esaurita questa lunga e fastidiosa premessa… perché “Fiat Lux”?

Quando la nostra mente influenza la realtà fisica influenza la nostra mente

Erano forse alcuni mesi, sicuramente uno che soffrivo nel mio studio. Il mio studio sta attendendo pazientemente che qualcuno lo metta a posto. Ovviamente non si mette a posto da sé. Io non lo faccio, c’è sempre qualcosa di più urgente. E così lui aspetta.

Fin qui, niente di male, non amo vivere nel casino, ma se la mia scrivania è a posto, va bene così.

Però, come dicevo, da diverse settimane in studio ci proprio ci stavo male.

Preferivo addirittura lavorare in cucina (qualcuno potrebbe dire “bell’effetto libertà”, ma non è questo il punto) o al bar, piuttosto che nel mio studio. Specialmente il pomeriggio e la sera.

Sì, d’accordo, qualche lampada alogena si era fulminata, però ero sicuro che non fosse questo il motivo. Era un motivo metafisico. Il mio studio mi odiava. Il Feng Shui era tutto sbagliato. Perché ho bisogno di uno studio, non sono uno che si è liberato e può lavorare dove vuole? Bisogna cambiare casa? Città? Nazione? Dove sono, cosa faccio?

Stronzate del genere. Non c’è limite alla paranoia.

Ieri, finalmente, dopo alcune settimane mi sono deciso a comprare le nuove lampadine alogene: ne servivano anche in bagno e nella stanza di Ettore. Le ho comprate e le ho cambiate. (So, so che le ragazze che stanno leggendo queste righe pensano che decisamente non sono “un uomo di casa”. Avete ragione. Non amo il bricolage, anche quello very light di cambiare lampadine che richiedono scale. )

Insomma, cambio le lampadine e… miii non ci posso credereeee! La mia luce preferitaaaaa!

Lo studio si è trasformato in un posto comfortevole e piacevole.

L’unica differenza è la luce, pochi watt di luce. Tutta la differenza del mondo.

E allora, voi lo sapete che ci voglio sempre trovare un insegnamento (non lo faccio solo per voi e per questo blog, è un processo che mi viene naturale, da sempre).

Che la luce faccia

E qui cosa abbiamo? Una psicosi derivante dalla carenza di luce. Un castello di idee e sensazioni e comportamenti creato dalla mia mente a partire dalla mancanza di luce. Una realtà fisica che ha innescato un’allucinazione che influenzava il comportamento reale e la percezione della stessa realtà fisica.

Un circolo vizioso tra stimolo fisico – costruzione mentale – lettura della realtà – comportamento.

Quante volte faccio così?

Quante volte fate così?

Questo fatto mette in luce (scusate non potevo resistere al gioco di parole) che veramente la realtà non esiste e viene creata da noi. E possiamo mettere in piedi un castello di ipotesi ed emozioni incredibilmente complesso e – apparentemente – indistruttibile.

Ma, quando (per fortuna o per caso o per volontà) riusciamo ad aprire il sipario e la luce (di nuovo, non so resistere :-) ) dei fatti, concreti e fisici illuminano la scena, il castello si disintegra istantaneamente. Perché è un castello di sabbia.

La sabbia dei nostri pensieri.

Pensateci. Sicuramente, in questo momento, state vivendo nel vostro castello di sabbia per qualcosa.

Fate entrare i fatti. E sentitevi bene come mi sento io ora, nel mio studio, con questa splendida luce.

Sia fatta luce. O, meglio, che la luce faccia.

Amore ed Eraclito

February20

Mi sveglia Ettore domenica mattina. Sono le 10.

Normalmente non dormo mai fino a quest’ora, ma la notte prima siamo andati a dormire tutti e due tardissimo. C’era la gara delle schiacciate dell’All Star Game 2008 e ci piaceva l’idea di fare questa follia e di guardare insieme il basket.

Ettore ha iniziato a giocare solo quest’anno, continuando sempre a giocare anche a calcio come portiere. Ma gli piace molto e per me vecchio (in tutti i sensi) cestista è una gran bella cosa. Così, ricordando quando guardavo l’All Star Game alla metà degli anni 80 con commento di Dan Peterson, ci siamo passati la notte di sabato fino all’alba con schiaccioni e tiri da tre punti.

Insomma, mi sveglia Ettore e mi dice: “La colazione è pronta“.

Ora, dovete sapere che non faccio mai colazione. Cioè, mai a casa, la faccio sempre al bar, dopo che ho accompagnato Ettore a scuola. E comunque al massimo un latte macchiato, ma mangio raramente. E neanche lui.

Per cui, quando dice colazione, penso “Saranno i corn flakes, che carino…

Senza parole.

Questa è la tavola che mi sono trovato davanti, mentre Ettore continuava a spignattare con il suo impegno di tredicenne convinto.

“Devo mettere la pancetta a friggere, spetta…”

Uova strapazzate. Uova all’occhio di bue con pancetta. Pomodorini appena arrostiti. Succo di mandarino appena spremuto. E tutto il resto che vedete.

Meritava sicuramente un post sul blog di cui Ettore è parte determinante (vivere la vita che vuoi significa anche vivere con tuo figlio quanto e come vuoi).

Amore

Io non so perché mi salvò la vita, forse in quegli ultimi momenti amava la vita più di quanto l’avesse mai amata… Non solo la sua vita: la vita di chiunque, la mia vita.

Blade Runner

Non so perché Ettore ha cucinato la colazione domenica mattina, e in quel modo. Credo abbia a che fare con il mio cucinare e con il suo voler aiutare. Volermi aiutare nelle cose che faccio in casa, come massaio (non tante, o almeno non mi sembra granché e ho una preziosa filippina, Mila, che ci aiuta). Voler essere parte attiva in questa nostra vita.

Però so che è una dimostrazione d’amore. Ed è l’unica cosa che conta.

Amore. L’amore è tutto. E non è proprietà di “uomo-donna”, “genitori-figli”, queste sono solo forme comuni in cui è lecito si estrinsechi.

L’amore ha vita propria, è probabilmente un essere vivente che vive in simbiosi con noi. O magari è il nostro padrone e si fa vedere da noi solo ogni tanto.

Ma se non c’è amore, non c’è vita.

Amore può essere espresso sempre. Per esempio, io esprimo amore quando faccio un bel parcheggio stretto. O vedo un barista fare un cappuccino con la “foglia” fatta come si deve e rapidamente. O sento la primavera che fa capolino con un soffio di vento tiepido al tramonto. O termino una salesletter e sento il ritmo di ogni parola e l’armonia dei link e delle immagini e dei colori. O vedo Ettore che gioca con la XBox e io faccio il tifo come se fosse una partita vera. O accarezzo il gatto che si acciambella (come ora) sulla mia tastiera. O bevo un bicchiere di Chardonnay Gaja e Rey (me lo sono concesso per il mio compleanno). O vedo il mio interlocutore che annuisce perché ciò che sto dicendo lo sente anche lui. Amore è ghiaccio, è sabbia, sono montagne, mari, grattacieli, stamberghe, diamanti, cravatte, puttane e scoiattoli con la ghianda.

Amore è per chi soffre e per chi fa soffrire, perché sono esseri umani, sono fratelli, sono noi stessi. Amore per le stelle che se ne fregano di noi, ma che esistono solo perché noi le guardiamo. Amore per chi ha inventato il computer e per chi non sa usarlo.

Non è difficile parlare d’amore. Amore è tutto.

E grazie a Ettore per la sua colazione d’amore. Ti voglio bene, topolino.

Eraclito

Panta rei. Tutto scorre.

Eraclito

Leggo su Wikipedia che Eraclito non ha mai scritto questo concetto. Ma, come le storiche brioches di Maria Antonietta, non è spesso ciò che facciamo che è importante, ma ciò che siamo.

E comunque, chi l’ha detto non ha nessuna importanza, la marca si chiama “Eraclito” e tanto ci basta. E se non ce la ricordiamo (come era nel mio caso mentre scrivevo, ci pensa Google. Google è sempre più la nostra memoria esterna, io nostro fido Hal 9000, eccetera eccetera).

Perché Eraclito e “tutto scorre”?

Perché la colazione di Ettore ne è il succo. Posso tornare indietro a quando lo tenevo sull’avambraccio, pochi giorni dopo la nascita. O quando lo portavo a letto dall’auto, addormentato in braccio. Ma sono ricordi un po’ come le figurine Panini: icone, ma non trasmettono l’odore di sudore e il fango dei calciatori.

Allora posso tornare indietro a poco più di 2 anni fa, quando sono tornato a vivere con lui ed ero tanto incapace e preoccupato di fare il padre single quanto lui lo era di fare il figlio di padre single.

E’ stato fantastico, un viaggio fantastico. E in questi due anni Ettore è passato da bambino cicciottello disegnatore ad adolescente spilungone sportivo. Me ne sono accorto? Non me ne sono accorto?

Non abbastanza da non stupirmi quando vedo la colazione di domenica mattina. Non abbastanza da non stupirmi quando è più veloce di me a capire le cose, a fare i conti, ad arrivare alle conclusioni, a usare la tecnologia. Cose che tutti i genitori di figli adolescenti hanno provato, credo.

Ma questo è il punto. Che tutto scorre. Che noi facciamo qualcosa o no, tutto scorre, evolve, cambia, cambia, cambia. Mentre pensiamo, la vita vive, senza voltarsi indietro.

E quindi?

E quindi, cari amici di blog, il punto è questo:

L’unica vera forza di cui disponiamo è l’amore. E l’amore che conta e che ha potere. E’ l’amore che è l’essenza della nostra vita. E’ dentro di noi, usiamolo. Non ci deluderà perché delusione è l’opposto di amore.

E non ci illudiamo di fermarci in mezzo al fiume e che anche l’acqua ci aspetti e il giorno ci aspetti e la vita ci aspetti. Nulla rimane immutato da questo millisecondo al prossimo, per quanto noi lo desideriamo.

Buttiamoci con amore nel flusso della vita. Male non andrà.

P.S. Non vi preoccupate. Non capiteranno spesso queste pippone filosofiche. Dal prossimo post torno a parlare di Internet e di Money. :-)

 

Why Not?

February19

Why Not? Perché no?

E’ la sensazione che mi danno gli americani e anche la mia fidanzata americana me lo conferma con il suo modo di fare.

Perché no? Perché non provarci? Perché non crederci? Perché non farlo? Perché non dare un’altra chance? Perché no?

Why Not lo trovi dappertutto negli USA. E ciò che ti sembra assurdo, impossibile qui in Italia, lì lo trovi magari impacchettato a $19.99.

E’ qualcosa che lì respiri nell’ambiente, che deve essere confermato ogni giorno, continuamente. Perché lo scetticismo, il non credere, il non fidarsi è sempre lì in agguato.

Iniziare una relazione sentimentale intercontinentale con figli annessi? Why not.

Guadagnarsi da vivere con Internet? Why Not.

Godere oggi delle cose che normalmente rimanderesti a dopo la pensione? Why Not.

E’ importante avere un Why Not, anche perché da noi non si trova agli angoli delle strade.

Ma se non lo trovate nell’ambiente, potete crearvene uno vostro artificiale, in serra. Un vostro Why Not che vi saluti la mattina con il suo sorriso sbarazzino e che vi metta a letto la sera socchiudendo gli occhi quietamente.

Un Why Not che vi ricordi che nel doman non v’è certezza e che la vostra vita non esiste senza di voi e senza i vostri sogni e le vostre azioni. E senza i vostri Why Not.

E quindi, qual è il vostro Why Not?

« Older EntriesNewer Entries »