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Aprile ci sta salutando - almeno qua a Milano - con il tempo di merda che ha mantenuto tutto il mese.

Con questo tempo metto sempre in discussione la scelta radicale di non avere l’auto, ma solo uno scooter. Anche perchè il mio vecchio Scarabeo 150 è ormai da galera garantita e (grazie ponti 25aprileprimomaggio, grazie voglia di lavorare saltami addosso degli italiani) il nuovo Scarabeo 500 che ho ordinato non si sa quando arriva. E pioggia, pavè milanese, rotaie di tram e ruote lisce non sono un mix entusiasmante. Speriamo nella buona stagione, forse un giorno arriverà.

Ma questo incipit negativo in realtà è solo un espediente retorico (vabbè, un trucchetto) per introdurre invece un post assai positivo.

Ieri mattina sono andato a giocare a tennis.

Principi e principesse

Ebbene sì, c’è chi sta in ufficio a rubare una pausetta sigaretta o caffè o Facebook o cazzeggio calcistico e chi invece se ne va a giocare a tennis la mattina.

Anche se il nostro scooter ieri mattina alle 8 sotto la pioggia sembrava “Rom United” con: zaino di Ettore per la scuola, mia borsa tennis, racchetta e zainetto con Macbook (da cui sto scrivendo, vedi Wagamaga).

Ma comunque me ne sono andato a giocare a tennis.

Alle 8:30 nello spogliatoio c’erano i vestiti di qualche “collega” anche più mattiniero.

Ma la sottile goduria era vedere le giacche, le camicie, le cravatte, i pantaloni con la piega e le scarpe inglesi belle allineate. Segno di una pausetta rubata prima di andare in ufficio. Tipo trombatina extraconiugale.

Ero un grosso appassionato di abbigliamento maschile o oggi ho ancora una trentina di abiti completi che mi guardano con tristezza dall’armadio. Ormai mi vesto veramente casual. Ma non quel casual all’italiana sempre tanto figo. Proprio casual, andante, “sbriso” e sicuramente demodè o non modè. E ci godo pure. Quest’anno avrò speso 50 euro in abbigliamento, probabilmente mutande.

Ma la mia non è una trombatina extraconiugale. Non ho nessuna moglie-lavoro che mi controlla il tempo. Sono libero. E’ uno dei risultati a cui tendevo quando ho scelto di vivere con l’Internt Money.

Tanto tempo libero, poco lavoro.

Ingo Buding, prima che lo conoscessi :-)Questa è la seconda volta che vado a giocare a tennis con il maestro Andrea. E’ anche la prima volta che ho un maestro di tennis se si eccettua il camp che feci nel lontano agosto 1993 (Ettore era ancora nel pancione della sua mamma) con Ingo Buding al suo tennis camp in Provenza (ho visto ora che è morto 5 anni fa, OMG).

Alla prima lezione mi sono presentato senza racchetta. Chissà dov’era, a casa no. “Magari è morta, come altre cose della mia vita” ho pensato. Così il maestro mi ha prestato una racchetta, dicendomi “tanto la tua racchetta di 15 anni non andrà sicuramente più bene ecc ecc”.

Fatto sta che è una settimana che ho male alla mano-polso. Però giocare a tennis è fantastico, è esattamente lo sport di cui ho bisogno ora (non richiede troppo fiato, mi permette di sfogarmi, può essere sociale, soprattutto è compatibile con il sovrappeso, almeno finchè palleggio con il maestro).

Ieri però casualmente sono andato in cantina e lei c’era. La mia Prince Graphite II Oversize. La principessa.

Amata da Michael Chang che a 17 anni, battè Lendl nella finale del Roland Garros del 1989 mangiando banane.

Per cui oggi mi sono presentato con la principessa e Andrea ha detto “Ah, ma questa è una signora racchetta. Beh, questa non ha tempo, è come una Jaguar. Andrà benissimo”. Ed è stato così. La principessa perdona tutti i miei rovesci messi male e la manda dall’altra parte. E sui dritti (ogni tanto) mi fa sentire Nadal.

E insomma è bello sudare con in tennis, perché si suda in maniera elegante, non ti distrugge come il basket (non mi decido mai ad attaccare le scarpe da basket al chiodo).

E quando arrivi in spogliatoio ci sono i tuoi coetanei con i capelli grigi e ci si guarda più la panza che il pisello. E anche questa è una bella cosa.

Eh sì perché siamo tutti qua a sudare e correre e tirare colpi a una pallina (se ci vedessero gli alieni) perchè abbiamo il male dell’agnello.

Sì, mi piace proprio il tennis. Onore al principe Prince e alla sua Principessa Graphite II Oversize.

Tristi verità

Perché la terra dei cachi è la terra dei cachi...Due fatti, successi entrambi oggi, mi hanno fatto venire il cattivo umore. O forse ce l’avevo già e li ho notati per questo motivo.

La telefonata di un manager americano

Mi è stato chiesto un po’ di tempo fa da una società americana (dalla sede italiana) di fare una strategia di marketing e comunicazione.

Faccio la mia bella offerta e mi arriva come feedback un’email con due documenti e la richiesta del tipo “vorremmo che lei ci facesse una seconda proposta che rispondesse a queste domande, bla bla bla, ecco in allegato quello che abbiamo fatto noi, vorremmo una cosa analoga”.

Immediata reazione “ma questi vogliono che gli facciamo il lavoro agratis? Non se ne parla” e risposta sullo stesso tono “ci piacerebbe lavorare con voi, ma se dobbiamo fornirvi queste informazioni, è già un lavoro e noi non lavoriamo così, per cui decliniamo”.

Nota: diciamo che non muoio dalla voglia di fare consulenze, ne faccio proprio una ogni tanto…

Mi chiama stamattina l’executive (manager per noi italiani) e mi dice: c’è chiaramente stato un’incomprensione. Noi vi abbiamo mandato quei documenti affinché vi rendeste conto di cosa vorremmo come risultato del lavoro, come esempio.

“Ah, beh, allora… sì, sicuramente le mando l’offerta, non avevo capito…”.

Tanto abituato a lavorare in Italia dove ti chiedono tutto agratis e poi dicono “no, grazie, abbiamo cambiato idea” e usano le cose che gli hai mandato, che non ho neanche pensato che per quest’azienda fosse ovvio che non facevo tutto questo lavoro prima che mi confermassero l’incarico.

Il fatto è che non sono solo io a pensare così, ma anche il mio collega con cui abbiamo redatto l’offerta e ci siamo offesi all’unisono, consulente con anche più anni di me di esperienza.

Ci siamo andreottizzati (”a pensar male si fa peccato, ma ci s’azzecca”).

La chiacchierata con il mio amico assicuratore

Il mio amico assicuratore viene oggi a casa per incassare i premi delle mie assicurazioni (vita e infortuni). E’ un assicuratore speciale, uno che ti spiega le cose e… insomma siamo diventati amici e mi sento protetto ad avere un amico assicuratore.

Parliamo di come va l’Italia ed esploro la possibilità (lo faccio ogni volta che lo vedo, non ne può più) di vendere assicurazioni online in Italia. Gli mostro l’ultima statistica sull’ecommerce in Italia che indica come l’8% degli acquisti online sono di assicurazioni.

Lui è infinitamente scettico e ogni volta finiamo che lui rimane convinto che non si possa fare e io che si possa fare.

Comunque per farmi capire “come è l’Italia” mi dice che ha lavorato qualche tempo fa con un’assicurazione inglese e un giorno da Londra gli hanno telefonato perchè non avevano il suo codice IBAN per pagargli la sua commissione.

Lui è rimasto perplesso perché non aveva ancora inviato alcuna fattura! Ma loro sapevano già l’importo e preparavano il pagamento, la fattura sarebbe arrivata.

Poi mi dice “sai, stessa assicurazione, ma sede italiana, ci hanno messo 7 mesi a pagarmi la commissione”.

Tristi verità.

Che c’azzecca questo con l’Internet Money Game?

C’azzecca molto. Che con l’Internet Money, con i guadagni via Internet te ne puoi abbastanza fregare dell’andazzo lavorativo e professionale italiano. Specialmente se lavori con i privati.

E volendo, puoi anche lavorare con l’estero, pur restando tranquillamente a casa, in Italia.

Il problema, semmai è che, se ti abitui a lavorare nell’Internet italiana, magari non hai gli skill adeguati al mercato mondiale. Ma questo è un altro discorso, magari buono per un altro post.

Ok, torno a lavorare alla survey che sto preparando. Preparatevi.

Eccoci alla terza parte di questo racconto di marketing. Se non le avete lette qui trovate le prima e la seconda parte.

Come promesso, vediamo cosa hanno fatto Gamma, Delta e Epsilon.

Gamma, rivoluzione di nicchia e alleanza con Alfa

Gamma ha una strategia molto differenziante, ma anche molto limitante in termini di numeri.

Infatti il prodotto è basato su un’interfaccia browser, quindi non è un software vero e proprio, ma un servizio con funzioni di software. Il termine tecnico è ASP, Application Service Provider.

Chi ama questa soluzione, la trova l’unica sensata e possibile. Chi non la gradisce la detesta, considerandola al più una curiosità irrilevante, non “vero” software, non adatta a risolvere il problema.

Il principale vantaggio di Gamma è il costo di utilizzo che sembra notevolmente più basso e che non richiede computer particolarmente potenti (infatti viene molto usato dai ceti più popolari della base utenti, ma non esclusivamente).

Cosa è successo nella guerra di marketing? Succede che Alfa ha promosso un bundle (vendita abbinata) del suo prodotto con il servizio di Gamma. Questo ha avuto un duplice scopo: da un lato ha comunicato che Alfa è attenta a tutte le esigenze, anche di chi non gradisce il software tradizionale, dall’altro ha consentito ad Alfa di usare la promozione che Gamma fa per promuovere anche il suo prodotto.

Questa mossa, all’apparenza semplice, si rivelerà l’elemento che farà la differenza nella guerra di marketing, almeno come quota di mercato.

Delta, innovazione senza rivoluzione

Anche Delta è una marca che si distingue, con una nicchia precisa. E’ un software moderno e focalizzato sulla chiarezza d’uso e sulla scelta di focalizzarsi su alcune funzioni specifiche.

Alcune funzioni di Delta infatti sono peculiari del suo prodotto e vanno a soddisfare esigenze che sono particolarmente mal gestite dal prodotto Alfa. Quindi in qualche modo Alfa e Delta sono agli estremi opposti del mercato, anche se le quote e la forza della marca sono molto diverse.

In maniera analoga ad Alfa, anche Beta decide di fare una partnership con un prodotto di nicchia, scegliendo Delta, che si rivolte a clienti simili, ma non proprio identici.

A differenza della partnership Alfa - Gamma, la partnership Beta - Delta sarà sempre poco chiara per gli utenti, entrambe le marche preoccupate di mantenere ben distinte le loro identità. Invece, Beta avrebbe potuto sfruttare molto di più questo accordo, come accordo strategico e aggiunta al suo prodotto delle funzionalità peculiari di Delta. In questo modo, la versione 4.0 avrebbe comunicato dei benefit abbastanza esclusivi e fortemente competitivi nei confronti di Alfa.

Questa “mancata alleanza realmente strategica” delle due brand penalizzerà soprattutto Beta, mentre Delta si gioverà della promozione e “ufficializzazione” del suo software, per conquistare quote di mercato.

Epsilon, il disastro della supernicchia

Epsilon è l’unica marca in questo mercato specializzata per il Macintosh. Ha quindi un tipo di clienti sostanzialmente diversi da tutte le altre marche (assolutamente differenti da quelli che preferiscono Alfa).

Finora, però, Epsilon era vista come “la versione per Mac” del prodotto di Beta (anche se in realtà sono due prodotti differenti) perchè c’era una perfetta compatibilità dei file e promozione incrociata.

Con la versione 4.0 di Beta, Epsilon si trova isolata, non potendo creare una nuova versione compatibile, soprattutto perché avrebbe significato rinunciare a funzionalità e all’interfaccia tipicamente Macintosh e quindi con il timore di scontentare i propri affezionati clienti.

Cosa ha fatto Epsilon in questa situazione? Ha continuato a promuovere il suo posizionamento “l’unica per Macintosh” senza rendersi conto che, in un mercato dove Windows la fa da padrone e dove è necessario almeno poter scambiare i file con i leader del mercato, questa strategia le avrebbe fatto perdere quote di mercato nella sua nicchia.

Il che è avvenuto. Parte degli utenti di Epsilon hanno deciso - anche se un po’ a malincuore - di migrare al prodotto Beta (con software di emulazione Windows sui loro Macintosh). Parte degli utenti, invece hanno valutato la prova gratuita del servizio Gamma e poi sono migrati a quella soluzione.

Come è andata a finire

Dovreste avere già un’idea di come è andata a finire.

  1. Alfa ha conquistato la leadership del mercato e il suo prodotto è stato installato di default su tutti i nuovi PC basati su Windows. Questi significa che gli utenti di PC avranno subito il software di Alfa per le funzioni di cui hanno bisogno. E avranno difficoltà a usare software concorrenti, perché devono disinstallare il software Alfa, un processo complesso e non alla portata dell’utente medio.
  2. Beta ha mantenuto grosso modo la sua base di utenti e il suo potenziale di vendita, decisamente più basse di quelle di Alfa oggi e di quelle che aveva con la versione precedente. I problemi della versione 4.0 non aiuteranno certo gli utenti a usare il prodotto in alternativa a quello di Alfa e probabilmente molti staranno alla finestra attendendo una versione 5.0 che sembra già in lavorazione.
  3. Gamma è stata determinante per la conquista della leadership di Alfa. Infatti i suoi utenti, pur restando estremamente fedeli alla soluzione ASP hanno comunque promosso le vendite di Alfa, almeno in versione di prova gratuita 30 giorni. In più, Gamma ha conquistato una parte di utenti di Epsilon che, insoddisfatti dalla sostanziale mancata evoluzione del loro software, sono stati affascinati dal rivoluzionario sistema di Gamma, utilizzabile anche con il Macintosh, grazie proprio alla scelta “browser based”.
  4. Delta ha anche lei conquistato quote di mercato, convincendo chi era già potenziale cliente, ma non aveva ancora acquistato grazie all’accordo di partnership con Beta. Questa scelta tuttavia penalizza oggi il potenziale di crescita di Delta perché per scelta non è compatibile con il software di Alfa, oggi leader di mercato. Non è escluso che la partnership finisca e che Delta torni sul mercato da sola
  5. Epsilon è oggi una marca in grossa difficoltà. Come marca “guerrigliera” (invito a leggere Marketing Warfare per capire cosa è una marca guerrigliera) che ha perso clienti nella propria nicchia di mercato, deve urgentemente rivedere le proprie strategie. I suoi plus rimangono il fatto di essere l’unico software specifico per Macintosh, ma la strategia isolazionista non ha pagato e non potrà neanche in futuro.

Cosa possiamo imparare da questa storia

Questa guerra di marketing può insegnare alcune cose, valide non solo per il mercato del software, ma in generale:

  • mai “non considerare” il nemico e le sue mosse, ma mettere in atto il più efficacemente e rapidamente possibile delle contromosse, prima che sia troppo tardi
  • quando il tuo avversario ha più risorse di te, devi scegliere una strategia più ficcante, non puoi permettertene una blanda
  • non sottovalutare la forza del passaparola e di una base utenti fedele, entusiasta e motivata a promuoverti
  • se si sceglie di fare una partnership bisogna usarla, altrimenti distoglie solo energie e defocalizza
  • tutto è marketing

E ora…

E ora, immagino che vorrete sapere chi sono le 5 marche protagoniste di questa guerra di marketing.

Siete pronti? Siete pronti a una sorpresa?

Ok, cliccate qui.

Se per qualche motivo vi siete persi la prima parte, leggetela qua.

Vediamo come è andata.

L’attacco di Alfa a Beta con la strategia “FUD”

Alfa ha usato una strategia volta a mettere in cattiva luce le performance del prodotto di Beta.

Ha ovviamente puntato sul fatto che la nuova versione non era ancora a posto e che non era completamente compatibile con la precedente e che in generale il sistema Beta + Epsilon ora scontentava i propri utenti senza vantaggi apprezzabili. Il che era in parte vero.

Ma Alfa ha fatto di più. Ha attaccato anche le prestazioni del prodotto Beta in generale citando ricerche e benchmark e clienti insoddisfatti. A ogni prestazione di Beta, ha messo a confronto una o meglio più di una prestazione del suo prodotto. In questo modo ha generato “FUD”.

“FUD” è l’acronimo di “Fear, Uncertainty & Doubt” (Paura, Incertezza e Dubbio) ed è la strategia usata da IBM negli anni 60 e 70 per combattere i concorrenti. Quando un concorrente annunciava una nuova caratteristica non presente nel software o hardware IBM, IBM cominciava a promuovere presso i clienti e potenziali la FUD sull’acquisto di quel nuovo prodotto? Come? Semplicemente suggerendo che poteva non essere compatibile perché non abbastanza testato e poi che IBM stava per lanciare un nuovo prodotto con caratteristiche ancora superiori.

Questa seconda strategia è stata usata con grande successo da Larry Ellison, il fondatore di Oracle, per eliminare i concorrenti. Oracle veniva promosso sempre come il migliore e quando un concorrente usciva con un prodotto migliore Oracle diceva “noi siamo lo standard, non cercare avventure, ora il nostro prodotto esce con la funzione A, ma anche B e C”.

Quindi Alfa ha attaccato Beta sul suo prodotto, sulla sua capacità di innovare e di creare prodotti funzionanti, sui problemi delle versioni precedenti (ma tutti i software hanno problemi ovviamente) e sui clienti insoddisfatti. Addirittura, sul fatto che il prodotto fosse da troppo tempo sul mercato e quindi vecchio. Ma la realtà era che il prodotto 4.0 di Beta era assolutamente nuovo mentre il prodotto Alfa era sostanzialmente un prodotto vecchio con un vestito nuovo.

In più, Alfa ha usato le sue dimensioni, come azienda capace di innovare ed essere leader in tanti campi oltre al software. E ha messo in atto una campagna di marketing senza badare a spese.

Dal punto di vista militare, Alfa ha messo in atto un attacco frontale con tutte le risorse a disposizione, come fece Eisenhower nello sbarco in Normandia.

Beta avrebbe potuto resistere? Probabilmente sì perché la difesa in guerra ha un vantaggio di 3 a 1. E inoltre Alfa aveva i suoi punti deboli che inevitabilmente si erano scoperti con l’attacco.

Ma Beta non ha fatto così.

Beta ha sottovalutato l’attacco di Alfa, confidando nelle sue fortificazioni.

Come fecero i francesi nel 1940, quando sottovalutarono la forza delle armate di panzer del generale Guderian, Beta ha sottovalutato la forza dell’attacco di Alfa, fidandosi della sua posizione costruita in anni di lavoro e clienti soddisfatti. Ma non ha considerato che l’indebolimento causato dai problemi della versione 4.0 era strutturale e ha sottovalutato l’effetto della mancata compatibilità con il prodotto Epsilon.

Beta ha fatto l’errore più grande che possa fare un generale militare e un generale di marketing: ha manovrato come se il concorrente non esistesse e non stesse attaccando.

Beta non ha reagito agli attacchi di Alfa che erano facilmente smontabili perché Alfa ha un prodotto sicuramente non migliore, anzi decisamente vecchio come progettazione, ma via via fuso con prodotti terzi per aggiungere prestazioni a scapito dell’affidabilità. Sono infatti molti i bug del prodotto Alfa che vengono risolti man mano. Ma il prodotto ha una marca famosa, un’ottima interfaccia e una strategia di vendita professionale (che manca a Beta, società gestita da softwaristi).

Beta ha fatto una campagna marketing abbastanza anonima e rivolta ai tecnici, promuovendo soprattutto il fatto che questa era una versione 4.0 e totalmente rinnovata. Ma non ha mai usato una strategia di comparazione che l’avrebbe vista probabilmente vincente.

Anche la mossa in sé brillante di creare una compatibilità con il prodotto Delta non è stata adeguatamente utilizzata per far capire i vantaggi della nuova versione di Beta. Anzi, nel timore che l’innovazione presente nel prodotto Delta sconcertasse gli utenti tradizionali di Beta, la comunicazione su questa compatibilità è stata tenuta abbastanza in sordina.

Con questa strategia, Beta ha lasciato che l’attacco FUD di Alfa si svolgesse appieno.

E Gamma, Delta e Epsilon?

Come si sono inserite queste marche nella guerra di marketing in corso?

Ve lo dico lunedì. :-)

Oggi sono andato nelle Langhe. Non ho più l’auto, ma qualche volta l’affitto per andare dove mi serve. Non mi manca, ma mi manca il viaggiare in autostrada, perché quando viaggio in autostrada penso.

E così oggi, guidando, ho pensato a questo post, un po’ bizzarro.

In questo post parlerò di marketing warfare, la “guerra di marketing”.

Vi devo dire che lo studio del marketing usando un modello militare è un po’ la mia passione.

Questo modello è stato sviluppato da Al Ries e Jack Trout nel loro libro Marketing Warfare (tradotto in italiano negli anni Ottanta, ma ora fuori catalogo, peccato).

E’ affascinante vedere come questo modello funziona splendidamente per spiegare successi e fallimenti del marketing. E, ovviamente, per creare nuove strategie.

In guerra bisogna conquistare del territorio ed eliminare il nemico. Nel marketing bisogna conquistare la mente del potenziale cliente ed eliminare dalla sua mente il potenziale nemico. Quindi le guerre di marketing si combattono nella mente.

Non molto tempo fa, è stata combattuta una “guerra di marketing” nel settore del software. E di questa guerra vi parlerò in questo e nel prossimo post che pubblicherò domani.

E a voi cosa interessa? Vedrete che vi interessa.

  • mostra come spesso le marche non si rendono conto degli avversari e del mercato e sperano di ottenere dei vantaggi grazie allo Spirito Santo
  • vi fa riflettere sulla forza dei prodotti di nicchia, anche se non possono competere con quelli generalisti come quote di mercato
  • soprattutto, ciò che vi racconterò potrete applicarlo ad altri ambiti, come vedrete

In realtà, alla fine di questa storia c’è una lettura molto attuale che vi invito a scoprire con un piccolo gioco.

Volete conoscere questa “battaglia di marketing”? Prometto che non sarò noioso. Seguitemi.

Lo scenario

Abbiamo 5 marche di software con 5 prodotti, che competono nello stesso mercato. Le 5 marche hanno caratteristiche e dimensioni differenti, ma i loro prodotti - almeno in teoria - svolgono lo stesso compito. Quattro marche funzionano sotto Windows e una con il sistema operativo Mac.

Per ora le chiameremo Alfa, Beta, Gamma, Delta ed Epsilon. Alla fine della case history vi svelerò i nomi veri.

La marca Alfa

La marca Alfa, assieme alla marca Beta è il leader del mercato. Prima di questa guerra di marketing, effettivamente non si sapeva chi era il leader. Dopo questa guerra, sarà chiaro.

La marca Alfa non compete solo in questo mercato, ma in moltissimi altri settori del software e anche dell’hardware. E’ quello che gli americani chiamano “the 800 pound gorilla”. Insomma un gigante dalle risorse finanziarie sterminate.

In generale, il software della marca Alfa non è mai ben visto dagli analisti e spesso anche gli utenti sono costretti a fare degli upgrade perchè si scoprono bug o vulnerabilità. Inoltre, la marca Alfa lancia continuamente nuove versioni del software che costringono gli utenti ad aggiornarlo con regolarità.

La marca Alfa investe molto in pubblicità e in promozione vendite e distribuzione.

Si presenta come “la marca di software leader e amica di tutti”.

La marca Beta

La marca Beta, in teoria è il leader riconosciuto del mercato. Ha un prodotto che nella versione precedente è molto utilizzato, lo potremmo definire un “classico”.

Tuttavia, ora ha deciso di lanciare una versione 4.0 sicuramente migliorata, ma non ben compatibile con la precedente. Non legge bene i file e non comunica più con la marca Epsilon che ha funzioni simili, ma per Mac e permette così agli utenti Mac di usare gli stessi file. Questa incompatibilità causerà problemi a entrambe le marche in questa “battaglia di marketing”.

Il problema reale è che questa nuova versione di Beta non porta benefici molto visibili agli utenti, a parte un’interfaccia resa più pulita rispetto al passato, ma per alcuni un po’ banale. In realtà il software è stato riscritto e reso più moderno e versatile, ma probabilmente necessitava di più tempo per il debug. Invece si è usciti con una versione “di transizione”.

Queste modifiche sconcerteranno diversi utenti affezionati e una parte di loro migrerà alla marca Gamma.

La marca Beta non ha le risorse e neanche le capacità di marketing della marca Alfa e questo si rivelerà fatale. Tuttavia, crede molto nel fatto che è uno standard con un’ampia quota di mercato.

Si presenta come “la marca di software standard di mercato, ma ora rinnovata”.

La marca Gamma

La marca Gamma, non ha un prodotto software standard, ma uno basato su un browser. L’interfaccia quindi è molto meno elegante rispetto agli altri due prodotti e anzi, decisamente grezza rispetto allo standard.

Però ha il vantaggio di essere focalizzata su alcune funzioni chiave che interessano agli utenti tanto che ha una base di utilizzatori fedelissimi che considerano gli altri software come “spreconi di risorse macchina e troppo costosi”. Gli utenti di Gamma sono molto attenti al rapporto qualità/prezzo e al prezzo in generale.

Infatti una delle caratteristiche del prodotto della marca Gamma è la percezione di prezzo basso, anche se il costo totale di gestione in realtà non si discosta da quello degli altri prodotti.

La marca Gamma non investe in pubblicità, ma usa assai bene Internet e il passaparola per creare una base di “promotori” che consigliano il prodotto a parenti ed amici.

Si presenta come “il software rivoluzionario perché basato sul web, efficace ed economico”.

La marca Delta

La marca Delta è una marca relativamente nuova, proveniente da un settore diverso dal software che ha creato un prodotto con caratteristiche di semplicità e affidabilità.

Rimane un prodotto di nicchia, ma con un numero di utilizzatori via via crescente.

Alcuni utenti tradizionali non gradiscono il prodotto della marca Delta perchè il background di questa marca non è il software e quindi viene considerata “non professionale” da diversi utenti.

Nello specifico, la marca Delta ha combattuto diversi anni addietro con la marca Alfa in un settore diverso dal software (come detto la marca Alfa compete in molti mercati) e tra le due aziende c’è una rivalità che continua nel mercato del software.

Nei primi tempi di questa battaglia di software, la marca Beta, con una mossa a sorpresa, ha reso il suo prodotto compatibile con la marca Delta per acquisire gli utenti che apprezzano le caratteristiche della marca Delta.

Come la marca Gamma, anche la marca Delta praticamente non investe in pubblicità ma con un passaparola, anche se molto più discreto e meno “push” di quello della marca Gamma.

Si presenta come “la marca di software innovativa, affidabile e performante”.

La marca Epsilon

La marca Epsilon, rivendica la sua indipendenza e il suo focus sulla piattaforma Mac. Questo significa che la sua quota di mercato si è assottigliata sempre più nel corso degli anni (paradossalmente, il suo prodotto è il più vecchio sul mercato e ha subito modifiche non sostanziali).

Un elemento importante era la compatibilità con il prodotto Beta che rendeva efficace l’accoppiata Beta - Epsilon. Ora che questa compatibilità non c’è più la marca Epsilon, si trova con un mercato estremamente piccolo. Non solo, una parte dei suoi utenti sono rimasti affascinati dall’offerta della marca Gamma, (prodotto web based) e stanno migrando su quella soluzione.

L’entità di questo spostamento e quindi di questo danno alla marca Epsilon, si vedrà alla fine della guerra di marketing, mettendo in grossa crisi la marca Epsilon.

Si presenta come “l’unica marca di software del settore che funziona per il Macintosh”.

Questo è lo scenario.

  • Cosa è successo nella guerra di marketing?
  • Quale strategia ha usato la marca Alfa?
  • Come ha risposto la marca Beta?
  • In che modo la marca Gamma è stata determinante per il risultato della guerra?
  • E la marca Delta che vantaggi ha ottenuto?
  • E cosa è successo alla marca Epsilon che è stata attaccata proprio nella sua nicchia?

Se tutte queste risposte vi interessano e - soprattutto - volete sapere l’elemento sorprendente di questa guerra di marketing (e i veri nomi delle 5 marche) vi aspetto domani su questo blog!

Che Qassia è?

Anna Lombardini, un’amica di Internet, mi segnala Qassia.

Che è Qassia?

E’ un network di “intelligenze”. In pratica un (ennesimo) social network in cui ognuno dà il suo sapere in forma di “intel” (chissà se Intel è contenta, dubito). Sai qualcosa, qualunque cosa? Scrivilo su Qassia.

Vorrei dire la mia su Qassia e in generale sui social network.

Nello specifico mi pare un’idea carina, anche se il modello di business sa molto di inizio anni 2000: faccio un network, aggrego tanta gente, poi vendo tutto a qualcuno. Ne parlavano Hagel e Armstrong in un libro del 1997, Net Gain - Creare nuovi mercati con Internet.

Ha funzionato bene per i creatori di MySpace e Facebook spinti dalla “bolla” del web 2.0. Secondo me è una bolla, ne ho viste in questi anni di rivoluzioni tecnologiche che duravano qualche anno e poi crollavano.

Perché i fondamentali sono sempre gli stessi, e si riassumono nelle stesse tre parole: marketing, marketing, marketing.

L’idea di “usare” i social network per far crescere il proprio traffico su Google mi pare una realtà di breve periodo. Dico queste cose controcorrente, il web 2.0 è oggi come la mamma o il Presidente della Repubblica (già sul Papa le opinioni sono discordanti… vabbè, anche sul Presidente… ok, ok, non avventuriamoci su questo terreno). Comunque il web 2.0 è oggi quasi sacro. Chi non lavora su blog e altre diavolerie per aumentare la propria popolarità sembrerebbe destinato all’oblio. Io non credo che sia proprio così.

Meno male che non lavoro più nel mondo dell’Internet “business” sennò mi sarei dovuto sorbire decine di pippe dei managerini di turno per creare “properties web 2.0 per leveragerare la nostra brand equity”. Vaffanculo.

Nello specifico Qassia magari è anche una buona idea, lascio a voi di darci un’occhiata e valutare (potete anche guadagnarci soldi, ma non ho capito bene come).

Il punto è: chi me lo fa fare o ve lo fa fare di mettere contenuti per riempire il mio account su Qassia, cosicché la gente dice “che bravo” e divento popolare? Quanti contenuti devo metterci (scritti e in inglese, per lo più)? Qualche decina? Meglio qualche centinaio? E dove lo trovo il tempo e la voglia?

Se ho contenuti buoni, tanto vale che li assembli in un prodotto.

Attenzione amici. La rete è piena di questa simpatica idea del contenuto. Crea contenuto, così il tuo blog cresce. Crea contenuto così diventi popolare. Linka, scrivi, fatti il culo e avrai.

Avrai cosa?

Cosa succede se Shiresh, il chief programmer indiano che sta gestendo l’algoritmo di Google che gestisce la popolarità derivante dai social network decide di cambiare il parametro _SocNtwkPop nella funzione di libreria MakeContentRelevant(_SocNtwkPop) per collegarlo alla libreria VideoCntntAzaki_param che gestisce l’analisi della rilevanza sui video YouTube?

Succede che il tuo sito sparisce di nuovo dalla prima pagina o scende di posizione o… non so che cosa. Ma basare il marketing sulle routine del Pagerank mi pare medioevale. Magia nera. Credenze popolari. Streghe, maghi e folletti digitali.

Domandatevi se tutta questa storia del contenuto ha per voi un senso. Se vi piace crearlo, se ne avete, se siete pronti a lavorare per un risultato incerto nel tempo e nelle dimensioni.

ATTENZIONE! Non sto dicendo che un business basato sul contenuto come Adsense - vi consiglio di iscrivervi all’eccezionale corso gratuito di Silvio Carracini - non ha senso. Usare contenuto per fare soldi con Adsense ha molto senso.

Ma ho i miei dubbi sul contenuto come strumento di promozione di altri business.

Domandatevi in generale se ciò che dicono tutti ha senso. O se, magari, non è l’esatto opposto. Domenica sera, su Report, ho scoperto che l’agricoltura biologica rende spesso più dell’agricoltura industriale. Come non dicono i produttori industriali di fertilizzanti, sementi eccetera. Come dice invece la mia amica Elena del Cornale. Matrix rules, always.

Whenever you find that you are on the side of the majority, it is time to reform. —Mark Twain

Quando ti trovi d’accordo con la maggioranza, domandati se sei nel giusto.

“Cosa stai cercando di fare?”

Mi sveglio con la dolce melodia del camion della spazzatura che sta svuotando la campana dei vetri. Craaaassshhhhhh!

“E’ lunedì” mi dico, ma poi continuo a inseguire il sogno. Che fugge lontano, sapete come succede, rimane solo questa frase.

“Cosa stai cercando di fare?”

“Strano lunedì” penso. Ettore non va a scuola non c’è la solita gita in scooter delle 7:45, non c’è il solito bar, oggi si può stare a casa a dormire. Ormai, ragazzi, non mi ricordo più che sono un privilegiato, che mi alzo presto solo perché amo portare a scuola il mio ragazzo e poi passare qualche ora al bar a leggere o a lavorare sul computer.

Oggi questa confortevole routine mi manca un po’, anzi parecchio.

Anche perché (piccolo brivido mentre lo scrivo), oggi ho deciso di mettere a posto il mio studio fusion, cioè un misto di studio e sgabuzzino. Lo sgabuzzino sta decisamente prendendo il sopravvento, ieri non ho trovato un documento che mi serviva, insomma…

“Cosa stai cercando di fare?”

Appena sveglio, ancora nel dormiveglia, mi sembrava una di quelle frasi che risolvono la vita, semplici e insieme profonde. Quelle frasi che si trovano nei libri di PNL o di sviluppo personale, tipo Cosa stai cercando di fare? Le domande che puoi usare per vivere la vita che vuoi.

Però, man mano che passa il tempo e che mi sveglio, questa domanda sembra sempre più banale e vuota di significati profondi.

Perché?

E’ forse perchè appena svegli è il potente e misterioso subconscio che comanda e poi, via via, prende il sopravvento il conscio con le sue limitazioni e le sue convinzioni limitanti?

Se fosse così, come mantenere viva la forza del subconscio che ci governa mentre dormiamo e che riusciamo a vedere per pochi attimi appena svegli?

“Cosa stai cercando di fare?”

Oggi userò questa domanda così, vediamo come funziona. Se era sogno, subconscio o semplicemente il desiderio di cercare significati al di là di ciò che è. Un po’ come quando, guardando un grafico di trading, si decide che il trade è perfetto anche se non lo è, perché si vuole che sia così.

Se volete, fatelo anche voi e scrivetemi cosa è successo.

Nota: niente immagine per questo post. Che la forza delle nude parole sia con voi.

Magari vi siete chiesti dove sono finito. L’ultima volta era una tranquilla mattinata a Casa De Veglia e… puff! Sparito.Non c’è stato il tempo per scrivere neanche cosa ho fatto il pomeriggio.

E’ arrivata la settimana bianca.

Poi la settimana a New York.

Poi la settimana di preparazione di INTERNET MONEY.

Poi, appunto, il seminario INTERNET MONEY.

Il weekend 5 e 6 Aprile, nella solita, ormai classica, sala Porta Romana del Grand Visconti Palace di Milano, abbiamo parlato di “come fare soldi con Internet”.

Appunto, INTERNET MONEY.

Dico abbiamo perchè c’ero io assieme a

  • Giulio Marsala, ovvero come “Fare soldi con Internet senza vendere niente”
  • Silvio Carracini, ovvero come “Fare soldi con Adsense”
  • Daniele Penna, ovvero come “Fare soldi con eBay e il dropshipping”
  • Marco Forconi, ovvero come “Fare soldi con il software senza essere un programmatore”
  • Italo Cillo, ovvero come “Fare soldi con Internet e le proprie passioni”
  • Italo Pentimalli, ovvero come “Fare soldi con Internet e le mailing list”
  • Debora Conti, ovvero “La Prima Internet Infopreneur italiana”.
  • E senza dimenticare ovviamente Alfio Bardolla, l’uomo che ha inventato il “Wellness Finanziario”.

E sessanta fantastici partecipanti che mi commuovo solo a pensarli.

Con questo secondo appuntamento (il primo era stato in ottobre), mi sono reso conto pienamente che questa mia creatura esiste e ha le sue gambe. La prima volta era stato un esperimento, una scommessa. Ha funzionato e così abbiamo fatto questa seconda edizione.

Ora credo che il seminario INTERNET MONEY possa essere l’appuntamento semestrale sul “come guadagnare online in Italia”.

Infatti, la prossima edizione è già in calendario, il 25 e 26 Ottobre.

Perché tu puoi comprare infoprodotti o libri o trovare le informazioni gratuite che ci sono online o usare la tua testa (se sei molto in gamba e hai molto tempo e sai come distinguere le cagate dalle cose buone e, possibilmente, se sai leggere l’inglese). Ma non è come un seminario dal vivo. Dal vivo significa interagire. Con domande, con risposte. Interagire con gli speaker, interagire con i tuoi compagni di corso.

I guru dell’Internet Money italiana

Gli speaker (e ormai amici) che invito a INTERNET MONEY sono italiani che sanno come creare redditi automatici con attività Internet. E sanno anche spiegarlo a una platea, con onestà, sincerità e praticità, come piace a me.

Silvio Carracini, Italo Cillo, Debora Conti, Marco Forconi, Giulio Marsala, Daniele Penna e Italo Pentimalli sono i migliori, nei loro campi. Campi specifici, i campi dell’Internet Money reale, pratica, fattibile.

Diciamo una cosa: i veri esperti in questo campo in Italia si contano sulle dita di due mani, forse. Il nostro è un mercato agli inizi, veramente agli inizi. Il che significa che gli esperti sono veramente pochi. E significa anche che c’è un enorme spazio di ampliamento del mercato. C’è spazio per tutti. E onore al merito di questi pionieri, che ho l’onore di conoscere.

Il mio ruolo? Un po’ mi conoscete, ormai. A me piace raccogliere informazioni e trarre conclusioni. Ed è quello che faccio a INTERNET MONEY. Cercando di lavorare il meno possibile :-)

Perché nel titolo parlo di Giulio Marsala?

Ci sono due motivi più importanti per i quali l’ho citato e sono entrambi “formazione di Internet marketing” che metto in questo post.

Anzi, questo è il primo di una nuova serie di post in cui racconterò come, talvolta, dietro un innocente post o un link si possa nascondere una tecnica di Internet marketing.

PRIMO MOTIVO: Il lancio alla Mass Control di Adsense Vincente

Giulio Marsala ha appena lanciato, assieme all’esperto di Adsense Silvio Carracini, Adsense Vincente con un lancio secondo il più puro stile Mass Control di Frank Kern.

Per me e chiunque segue l’Internet Marketing, il lancio di Adsense Vincente è un piacere perché mostra che il marketing fatto alla grande funziona negli USA come in Italia. Giulio, che generalmente tende a essere piuttosto critico sul suo lavoro (è secondo me il motivo del suo successo) mi ha scritto “Abbiamo fatto il botto!!! :-)))”.

Se hanno venduto bene fin dal primo giorno - come è tipico di questo tipo di lanci - è un risultato eccezionale considerando che si tratta di supernicchiae, senza una mailing list di grandi dimensioni e senza praticamente affiliati.

SECONDO MOTIVO: Cross linking a fini di popolarità su chiavi specifiche

Giulio mi ha chiesto di scrivere un post con il suo nome nel titolo e linkarlo al suo blog.

Il blog di Giulio Marsala non è come il mio blog. E’ un blog che ha un compito preciso: creare popolarità su Giulio Marsala. Non tanto o non necessariamente popolarità umana, quanto popolarità di Google. Per questo, Giulio Marsala scrive dei post ricchi di keyword che interessano la sua nicchia di business.

Mentre io, lo sapete, scrivo qui proprio per raccontarmi e raccontarvi. Non ho fini di marketing con questo mio blog. E’ proprio un piacere anche se a volte, come qualche tempo fa, mi domando se è il caso di continuare (mi avete detto di sì e continuo).

Però direi che la totalità degli Internet marketer oggi ha un blog con obiettivi di marketing: popolarità Google, personality building, ecc ecc. Se poi riescono a scrivere cose interessanti (come fa Giulio, del resto), meglio ancora.

Come parlare di Internet Money senza parlare di Giacomo Bruno?

Giacomo Bruno è uno dei protagonisti dell’Internet italiana. Il suo business è molto chiaro: pubblicare ebook (una volta libri cartacei, oggi solo esclusivamente digitali) e venderli online. Un ottimo business, ben orchestrato e sviluppato.

Giacomo Bruno è (o si avvia a diventare) il più grosso editore digitale italiano. Ha scelto questo ottimo posizionamento e modello di business e lo sta facendo funzionare. Probabilmente è quello che oggi guadagna più di tutti.

Proprio per questa sua scelta - vincente sotto il profilo del business - non lo cito tra i guru dell’Internet Money italiana. Non perchè non sappia fare Internet marketing. Lo sa fare benissimo.

Ma perché non si pone come esperto e autore (anche se in passato ha scritto qualche libro sull’argomento), ma come editore.

La differenza tra Umberto Eco e Silvio Berlusconi proprietario di Mondadori. La differenza tra un’arancia e la Zuegg.

Mi piacerebbe avere Giacomo Bruno a presentare la sua case history a un prossimo seminario INTERNET MONEY. Però so che lui preferisce essere il protagonista a casa sua, piuttosto che mescolarsi con altri e rispetto questa sua scelta. Anche perché il suo sarebbe certamente un intervento motivazionale, ma non adatto a insegnare. Perché il successo di Giacomo è legato a una perfetta esecuzione di un piano, di per sé piuttosto classico. E se replicare il piano è semplice, replicarne l’esecuzione è difficile.

Mi sembrava giusto dare a Cesare quel che è di Cesare e a Giacomo quel che è di Giacomo.

Insomma, c’è tanto da divertirsi e guadagnare il giusto in questa Internet Money italiana.

Datevi da fare.

Casa De Veglia, mattina

Ore 6:00

Il gatto mi sveglia con le unghiette perché ha fame. Se non avete un gatto non potete capire cosa significa il miao di prima mattina. Però amo i gatti, non sono proprio animali, sono cyborg pelosi. Non so dove ho letto che l’amore degli animali di compagnia è l’amore più puro e assoluto. Non saprei, ma è bello accarezzare il gatto, sentire che fa ron ron e grattargli la testolina. Alle 6 di mattina però vorrei squoiarlo.

Ore 6:12

Vado a guardare la mia piattaforma FOREX per vedere se i trade che ho messo durante la notte hanno funzionato. Sono andati tutti due “a bagno” (non hanno funzionato), ma avevo messo uno stop un po’ altino cosi’ mi sono fumato 2000 euro mentre dormivo. Merda. MENO MALE CHE SONO VIRTUALI.

Ore 6:30

Me ne torno a letto con il libro delle Japanese Candlesticks per fissarmi alla mente le figure di inversione, voglio provare a trovarle sui grafici del FOREX per aiutarmi nelle decisioni. Le ho studiate nei mesi passati come esercizio mentale e ora che sto facendo trading mi rendo conto che non le uso, bisogna proprio che inizi. Bello l’Hammer e l’Hanging Man, fantastica la Dark Cloud Cover… mi farò una dormitina…

Ore 9:30

Mi sveglio e decido che può iniziare la giornata. Torno alla piattaforma FOREX e mi dico “ora fai un trade come dio comanda”. Trovo un ottimo break su EUR/USD e piazzo l’ordine. Dopo 5 minuti ho fatto già i 200 € che mi sono posto come obiettivo giornaliero quando inizierò a fare sul serio. Voglio vedere se il trade va avanti e metto un Take Profit e uno Stop Loss più in alto del prezzo d’acquisto: mal che vada guadagnerò poco. Chiudo la piattaforma e faccio colazione.

Ore 10:00

Guardo le email e rispondo. Mi telefona un partner per un seminario che farò in maggio e ci accordiamo sul da farsi. Apro la piattaforma FOREX e il trade è andato contro, ho fatto solo 60 €. Amen. Guardo un po’ di valute e decido che per questa mattina basta FOREX, ho un sacco di cose da fare.

Ore 11:00

Mentre sto lavorando per il seminario Internet Money, via Messenger mi scrive la persona che mi gestisce il customer service di un sito e mi dice che non riesce più ad accedere. Il sito è offline. Aaaargh. Faccio un rapido controllo e scopro che tutti i siti su quel provider sono offline. Controllo ulteriore ed è un problema di Paypal: quando ho cancellato una carta di credito dal sistema, mi ha chiuso tutti gli abbonamenti. Però è una cazzata visto che gli abbonamenti dovrebbero scadere quando dovrebbero scadere. Email preoccupata al customer service, attendiamo sviluppi. Ho comunque messo in pausa le campagne Adwords, peccato che hanno speso soldi inutilmente per due giorni (il casino con Paypal è successo due giorni fa). Merda. In questo momento il mio reddito automatico si è ridotto del 60%. Speriamo di risolvere in giornata.

Ore 11:30

Ettore che è a casa per l’influenza, ma oggi sta bene, mi chiede se possiamo giocare alla guerra con i proiettili di gommapiuma. Subito dico “Ettore ho da lavorare parecchio”, ma poi penso “E che cazzo, non sono un infomarketer per questo?” e dico “Ok, dai facciamo una partitina”. Quattro partitine dopo e un sacco di risate (ha vinto lui, bastardo) guardo l’ora e siamo già a mezzogiorno. Quasi ora di preparare il pranzo.

Ore 12:05

Controllo di nuovo le email, soprattutto se è arrivata quella del customer service dei siti. Ma penso proprio che sposterò tutti i siti su un nuovo provider, questo è la seconda cazzata che mi combina. Provo a fare un bonifico dal mio conto online a uno nuovo, con il codice IBAN. Dopo 15 minuti di incazzatura perché i campi non corrispondono al codice che ho, mando un’email leggermente alterata alla banca chiedendo perché ç@%%& non riesco a fare sto bonifico. Inizio a lavorare sul file della sequenza di autoresponder che voglio lanciare oggi sul mio seminario di maggio (non Internet Money).

ore 12:56

Inizio a scrivere questo post e arriva l’ora di pranzo. Vado a preparare la pappa. Nessuna voglia, ma qualcosa inventerò. Controllo ancora se sono arrivate email importanti (host dell’ostia, fatti sentire!). Mi sa che scriverò anche un’email alla mia lista per questo post, che dite?

Ci sentiamo questa sera per raccontarvi come è andata la giornata.

Morali della mattina

  • Quando il tuo Internet Money è un business, trattalo come tale (e non usare host del cazzo che ti chiudono l’account per sbaglio)
  • Il FOREX è il modo più interessante che ho trovato per creare reddito con il computer. Non è automatico come l’Internet Money, ma è più veloce e più semplice
  • Appena potete, giocate con vostro figlio alla guerra con i proiettili di gommapiuma, invece di guardare la signora Filini in ufficio
L’uomo è nato per vivere, non per prepararsi a vivere.
Boris Pasternak

Ieri (domenica) e oggi (lunedì) ho partecipato al seminario sul Forex tenuto da Alfio Bardolla.

Era un sacco di tempo che cincischiavo con il Forex, leggendo libri, aprendo un conto virtuale in cui avevo paura di cliccare, domandandomi “come si parte?” e, soprattutto, “ma che ci faccio io con questa roba?”.

Per fortuna, ho deciso di partecipare a questo seminario, nonostante Ettore fosse malato.

Beh, vi devo dire assolutamente che…

  • Alfio Bardolla è un gran trader. Si vede che conosce la materia, anche se sul Forex opera relativamente da poco tempo. Ma è come per i musicisti o i programmatori di computer: cambiano strumento, cambiano linguaggio di programmazione, ma ci mettono niente a essere bravi con il nuovo.
  • Alfio Bardolla è un grandissimo formatore. So cosa vuol dire gestire un seminario e cercare di insegnare ciò che si sa a una platea. E cosa significa insegnare una materia oscura e strana (Forex in questo caso, Internet Money nel mio). E vi posso dire che Alfio conosce veramente tutte le tecniche. Poiché sarò sullo stesso palco tra 3 settimane, ho preso appunti.
  • Il trading sul Forex è una cosa fantastica. In questi 3-4 mesi ho studiato il Forex, ma finché non ho messo le mani su una piattaforma e ho fatto qualche trade (tutti disastrosi, ma è logico, sto imparando), non mi rendevo conto di cosa significasse. E’ eccitante, entusiasmante, coinvolgente, liberante. Finché non provate a fare click e in 30 secondi guadagnare 450 Euro, non potete capire. Rispetto all’Internet Money ha il limite che non è automatico, ma la sensazione di controllo sulla propria vita (un leitmotiv che mi sta accompagnando sempre più insistentemente) è assoluta.

Ragazzi e ragazze, se volete essere liberi, potete farlo. Sia Internet Money o sia Forex (o immobili, o opzioni o business offline - anche se non sono la mia raccomandazione), potete farlo.

Dovete farlo.

Non potete restare tutta la vita a lavorare per qualcun altro. Tutta la vita a rimandare i sogni. Tutta la vita a limitare i vostri desideri.

Sarà facile? No. Sarà veloce? No. L’ostacolo più alto da superare siete voi stessi, i vostri limiti, le vostre paure, le vostre convinzioni. Lo so bene, ci combatto ogni giorno.

Però sentite questa: al seminario, proprio vicino a me, c’era un signore che per 15 anni ha fatto l’impiegato. Poi ha fatto il seminario di Trading in Opzioni e ha deciso di fare il trader full time. Si è licenziato. In un anno ha raddoppiato il suo tenore di vita.

Da parte mia, ciò che posso fare e voglio fare è darvi più esempi, mostrandovi concretamente cosa faccio, quali risultati ottengo (e non ottengo, quelli sono di più).

Nel prossimo post farò una panoramica delle cose su cui sto lavorando.

Ma sicuramente il trading sul Forex entra di prepotenza tra le mie macchine generatrici di reddito. (magari dovrei pensare a qualche infoprodotto sull’argomento… mumble mumble)

P.S. Una nota per il mio amico Gabriele che ha dato una mano ad Alfio sul palco. Bravo Gaber, sono contento di averti visto là sul palco, so che è stato un viaggio duro per arrivare là, specie dentro di te.)

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