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Unexpected Book

Contrariamente a tutti i piani e le aspettative - e i libri che ho comprato e che pianifico di leggere - negli ultimi due giorni sono rimasto incollato a un libro che ho preso a prestito.

Me l’ha prestato un conoscente, un trader in valute serio, professionista, uno di quelli che probabilmente (non ho mai indagato per pudore e per invidia) guadagna anche milioni di euro in un giorno (o in un’ora?).

Non l’aveva ancora letto, credo che gliel’avessero prestato, ma me l’ha dato volentieri.

Non so perché l’ho preso. Qualcuno dentro di me ha detto “Chiediglielo in prestito”. Qualcosa dentro di me mi ha fatto allungare la mano, prenderlo e sfogliarlo.

Il libro è un genere che io amo, il “romanzo-saggio” in cui, su una trama romanzata con personaggi si innesta dell’informazione tecnica. Il primo romanzo che di questo genere che ho letto è stato L’obiettivo, di Eli Goldratt (ormai fuori catalogo) che mi ha iniziato ai misteri della TOC (Theory of Constraints, in italiano Teoria dei Vincoli) una teoria applicativa per gestire problemi. E’ un argomento che mi affascina, così ho comprato anche altri romanzi-saggi di Goldratt.

Se il genere è uno che amo, l’argomento è invece uno su cui ho sentimenti molto contrastanti, ma quelli negativi sono di più. E’ un argomento a cui mi sono appassionato per alcuni mesi all’inizio di quest’anno e poi, improvvisamente, l’ho abbandonato.

Non so cosa è successo. Da un giorno all’altro non ho voluto più occuparmene. Ho sentito che non faceva per me, che era futile provarci.

Paradossalmente, in quel periodo mi ero entusiasmato tanto da convincere un mio amico a interessarsene. Lui ora sono ormai 4 mesi che ci dedica notte e giorno e credo già con buoni risultati. E’ un po’ che non lo sento (ciao Nick) e abbiamo anche avuto una piccola discussione proprio relativamente a quest’argomento. E mi dispiace.

L’argomento, come avrete probabilmente capito è il trading di valute, o Forex.

Il libro, uscito di recente negli USA (è in inglese) si intitola Adventures of a Currency Trader - A Fable about Trading, Courage and Doing the Right Thing. E racconta di un tale che, dopo aver acquistato per corrispondenza un trading system computerizzato, decide che può fare il trader di valuta.

Peccato che dopo qualche successo per puro culo, perde tutto l’account e proprio quando è stato nel frattempo licenziato dal suo lavoro. Ma ha un mentore che lo guida, attraverso un faticoso processo di presa di coscienza e di apprendimento delle regole del trading.

Il finale è un lieto fine: diventa un vero trader e guadagna un sacco di soldi.

Ok, non credo di poter fare il mestiere di recensore di libri. Ma probabilmente non voglio neanche promuoverlo, questo libro. Perché mi ha colpito molto e mi ha fatto pensare a tante cose.

Tra cui, certamente una: dovrei ricominciare a studiare il Forex e riprovarci?

Sì perché, come ho scritto, ho mollato completamente il Forex due mesi fa. Sono passato dall’entusiasmo al gelo in un giorno. Non è successo niente di speciale, forse solo una voce che mi diceva “ma dove vuoi andare, sta buono”.

E ora, trovo questo libro, lo leggo d’un fiato e sto considerando di acquistare il coaching dall’autore del libro, Rob Booker . Gli ho mandato un’email per avere una dritta da lui (lo so che può sembrare ingenuo chiedere a uno “devo acquistare il tuo coaching?” ma ho fiducia che Rob sia sincero). Il costo è umanamente gestibile, $199 al mese per 6 mesi e ci sono ancora 3 posti.

Il mio timore è iniziare ancora una volta e stopparmi ancora una volta con quella sensazione interna che mi dice “non fa per te”. Mi capita ogni volta che inizio a studiare il trading (prima le opzioni, poi il Forex).

Questo libro mi ha fatto pensare che il trading richieda qualcosa di ben più profondo che saper mettere due grafici, usare un po’ di gergo e cliccare sul mouse. Tutto ciò che ho finora trovato in questo mondo e che - instintivamente e naturalmente - mi fa dire “non posso far parte di questo mondo”.

Però - è questo proprio il punto - quel qualcosa di più profondo è ciò che mi interessa e che sto cercando (da sempre?) nella mia vita.

D’altra parte qualcosa mi dice invece di farlo, di impegnarmi ancora e più di ogni altra volta (investirei dei soldi e dovrei fare un training in inglese) per imparare questa cosa. O per trovare qualcosa dentro di me che so che c’è, ma non viene fuori.

Volevo raccontarvelo perché, da come mi leggete e seguite, vi sento amici.

In questi giorni, in realtà, inizia un periodo di grosso lavoro sul fronte dell’Intenet Money. Ho i dati della ricerca che pubblicherò la prossima settimana, quando voglio anche lanciare il mio nuovo sito. Poi ci sono dei lanci imminenti di guru italiani e… qualcosa anche di mio.

Insomma, Ettore finisce la scuola la prossima settimana, ma per me sarà un giugno impegnativo. In qualche modo, sarà la versione 2.0 del mio Internet Money Game, la mia vita con i soldi via Internet.

E voi riciclate?

Anche se può non sembrare, questo post parla di cose pratiche per guadagnare online…

Metto subito le mani avanti: sono molto scettico sul surriscaldamento globale. E lo sareste anche voi se aveste letto Stato di paura, di Michael Crichton. A questo aggiungete che nel mio palazzo a Milano non c’è la raccolta differenziata e quindi, generalmente riciclo poco.Però l’idea mi piace molto e in alcuni casi riciclo molto.

Oggi ho iniziato a riciclare. Articoli.

Infatti, questo pomeriggio mi sono trovato casualmente a chiacchierare con il guru nostrano di Adsense, Silvio Carracini (vi ordino di scaricare il suo corso gratuito!) e mi ha chiesto “come va con i tuoi siti Adsense?“.

E mi sono ricordato che, dopo il seminario Internet Money, mi era venuta voglia di fare due siti Adsense, così per provare. Uno perché c’è una buona nicchia con click costosi che mi interessa (ma il problema sono i contenuti…). L’altro perché appunto potrei riciclare dei contenuti di qualità (articoli), ricchi di keyword, che ho già sul mio hard disk.

Poi però non avevo fatto niente e me n’ero quasi dimenticato.

Chiacchiera che ti chiacchiera, mi son detto “ma sì, partiamo con questo blog, ricicliamo questi articoli”.

E così, un po’ prima di cena e un po’ dopo la tv, quando Ettore è andato a letto, ho messo in piedi il mio primo blog Adsense. Proprio seguendo le indicazioni del corso di Silvio Carracini (ok, le cose più o meno le sapevo, ma ci sono veramente tante informazioni utili, anche per me che, come si dice, bazzico)

In realtà avevo fatto un prototipo di blog Adsense in tempi non sospetti (come direbbe Italo Cillo), parecchi anni fa e lo trovate qua.

Ma non avevo continuato perché non mi era chiaro quanto fosse importante la frequenza di aggiornamento per crescere con Google ed avere traffico. E poi avevo usato Blogger, Wordpress non era assolutamente la piattaforma prevalente allora.

Il bello del riciclo

Riciclare materiale già scritto per creare del nuovo valore è paragonabile a riciclare spazzatura per creare energia elettrica (come non fanno a Napoli, ma in altri posti sì, per esempio San Paolo del Brasile).

E’ una gran bella sensazione. Prendi questi testi un po’ polverosi, con macchie di muffa e odore di chiuso, li spolveri, li riassetti e li riutilizzi.

Copia e incolla, un po’ di cosmesi (ma molto poca, credetemi) e nasce un blog con Adsense. Se tutto va bene, gli articoli sono circa 150, ne metto uno in 1-2 minuti (dipende da quanto lo aggiusto) quindi in 4-5 ore di lavoro (diciamo 1 settimana per essere pigri?) il blog sarà caricato.

A quel punto potrò aspettare che Google faccia il suo dovere e che arrivi il traffico, credo che ci vorrà qualche mese.

E poi quanto guadagnerò? Grosso modo, so (dal mio primo sito test) che un click medio in questo settore (CRM) mi porta 0,5 - 0,7 Euro. E’ un settore che paga bene.

Oggi sul sito test ricevo 200 visite al mese con un CTR del 3,45%. Devo almeno aumentare il traffico di 50 volte (meglio 100) perchè il blog abbia un profitto degno di questo nome, cioè arrivare ad almeno 500 click al mese. Sarà possibile? Lo saprò tra qualche mese.

Però, onestamente, se anche facesse 200 euro al mese dopo averci lavorato 5 ore per inserire gli articoli (che avevo già) più altre 5-6 ore oggi, per me è un buon risultato perché:

  • sono soldi realmente automatici
  • lo sbattimento è limitato
  • riciclo ciò che già avevo
  • è un “business model” realmente alla portata di tutti e lo faccio fare anche a mio figlio :-)

E se i contenuti non ce li hai già? Li trovi. Infatti per l’altro blog Adsense che ho in mente di fare non ho i contenuti e sto pensando come trovarli.

Un’idea è la traduzione di roba inglese. Io potrei farla da solo, ma il mio tempo vale probabilmente di più.

Potrei trovare degli studenti per la traduzione, ma anche lì, non so se l’investimento viene ripagato (però potrei usare le traduzioni anche per ebook a fini di vendita o lead generation… ci devo pensare).

Ma questa è la mia idea, perché so che c’è tanto ottimo materiale in inglese e bisogno di traduzioni in italiano. Magari per la vostra nicchia di blog + adsense il materiale in italiano c’è già.

Maiali e calamari

Quindi se oggi ho adottato la tecnica del maiale con i miei vecchi articoli, è stato un calamaro che mi ha sorpreso.

Alcuni mesi fa, ascoltando il bellissimo teleseminario di Italo Cillo sul “Domare il Web” ho voluto provare Squidoo, un sistema Web 2.0 per arrivare in prima pagina di Google.

Voi sapete che sono mooolto scettico sul Web 2.0 e in generale sul SEO e il traffico naturale. Da buon vecchio marketer all’antica, per me è logico pensare di fare una bella campagna Adwords, pubblicità che pago e vedo subito il risultato, piuttosto che stare a fare le strane alchimie per essere nei risultati di Google.

L’ideale è farli entrambi, ma dovendo scegliere, io scelgo il PPC e Adwords.

Comunque, avevo fatto una lente sul CRM, messo qualcuno dei miei articoli-maiale riciclati e lasciato il tutto a fermentare, tipo vino da invecchiamento. Nei primi tempi andavo a vedere cosa mi diceva Google e mi trovavo in seconda pagina. Meglio che niente, ma non questa gran cosa (e questo mi confermava che il Web 2.0 non mi entusiasma).

Oggi, parlando di questo blog, ho voluto vedere come era messa la mia lente su Google e… magia! E’ in prima pagina, bella come il sole!

Questo cambia le cose perché

  • Squidoo funziona e vi porta in prima pagina, perché la mia lente non è niente di speciale e non ha tanti articoli
  • Squidoo funziona anche per il mercato italiano (magari anche meglio perché c’è meno concorrenza? Mah… è da esplorare)

Per non saper né leggere, né scrivere ho linkato subito il mio nuovo blog alla lente (e dovrò fare anche il contrario, ma domani, ok?).

Ora vado a dormire. Domani mattina tennis, spero presto di pagarmelo con questo blog Adsense :-)

P.S. Perché non c’è Adsense su questo blog? Mah, non so, mi parrebbe di mettere annunci pubblicitari sul mio diario. Almeno per come si è evoluto questo blog è una cosa intima, tra me e voi. Non mi pare che gli annunci Adsense ci stiano bene. E’ verò che metto dei link affiliati e dei banner… però fuori dal contesto di quello che scrivo (infatti non li cliccate MAI!)

Con questo titolo direi che rivelo chiaramente la mia età. Chi si ricorda la voce e l’immagine di Ruggero Orlando sulla tv in bianco e nero che parlava dalla mitica “Nuova York” è ormai abbondantemente negli anta, mezza età tutta.

Comunque, è un brevissimo post che vi scrivo dal bar, come al solito. Quasi come al solito.

Perché non sono al mio solito bar, ma al classico Starbucks, come ogni Internet marketer che ri rispetti.

“Il mio computer, la connessione Internet e un Latte da Starbucks, questo è il modo in cui lavoro, questo è il mio ufficio”.

Tipica frase da new professional americano.

Eh si’, perché in Italia Starbucks non c’è. Infatti sono a New York, fino a martedi’.

Sono seduto ora allo Starbucks tra la 43ma Street e la Nona Avenue, zona Hells Kitchen. Una volta malfamata (al tempo dei “Warriors” degli anni Settanta) e oggi, come ogni altra zona di Manhattan, decisamente civile. A due passi da Time Square e dall’Hudson.

Hells Kitchen è oggi un bel posto, non così fighetto come il Village, certamente non miliardario come Upper East and West side, direi un posto di Manhattan “vero”, come sono in genere i bordi di quest’isola (rispettivamente sull’East River e sull’Hudson).

Che ci faccio a New York?

Sono venuto a trovare la mia girlfriend (anche se siamo tutti e due anta, ma qui si dice così) che abita qua e a capire cosa vogliano fare per il futuro.

Ma certamente, anche a completare il soul searching, la riflessione sulla mia vita e i miei desideri che sto portando avanti da un bel po’ (mi sembra da tantissimo, piu’ o meno dall’inizio dell’anno).

E quale posto migliore per fare ciò che, il luogo che amo di più al mondo (tra quelli che ho visto), New York City?

Oggi, come avete visto dalla foto è una bellissima giornata di sole primaverile, anche se fa freschino per il vento. New York è proprio come vogliamo immaginarla, viva, occupata, newyorkese. Sono arrivato ieri, ma mi sento già a casa.

Problema o opportunità?

Non so. Per ora chiudo questo post e vado a vedere il mercato di Union Square.

Qui Nuova York, vi parla Marco De Veglia.

Quando parlava Eschine, gli Ateniesi dicevano:
“senti come parla bene”.
Quando parlava Demostene, gli Ateniesi dicevano:
“uniamoci contro Filippo”.

Questa frase era scritta su un cartello affisso nelle sedi dell’agenzia Ogilvy & Mather in tutto il mondo. David Ogilvy, fondatore dell’agenzia e uno dei più grandi pubblicitari di tutti i tempi era solito scrivere memorandum e biglietti con frasi come questa. Da buon scozzese eccentrico, capiva perfettamente (e naturalmente) il valore delle parole, specialmente se organizzate in frasi sorprendenti.

Ogilvy non è stato l’unico grande pubblicitario a lasciare una legacy (eredità) fatta di frasi e modi di dire e pensare.

Leo Burnett con le sue mele e le matite nere (“Mi piace pensare che noi pubblicitari di Chicago siamo tutti dei gran duri, immaginare che i copywriter di Chicago si sputino sulle mani prima di afferrare le loro grosse matite nere”) e chi ha lavorato in quell’agenzia (come il sottoscritto) sa quanto la mitologia di Leo sia ancora presente, perfino nell’agenzia italiana (ora proprietà dei francesi di Publicis, quindi ora chissà).

Bill Bernbach, il promotore della “rivoluzione creativa” degli anni Sessanta che ha praticamente creato la moderna pubblicità (prima molto simile a Carosello, anche negli USA), ha lasciato anche lui la sua bella raccolta di frasi e idee (“Lasciare semplicemente libera la tua immaginazione, immaginare immagini a caso, indulgere in acrobazie grafiche e ginnastica verbale NON significa essere creativi. Il creativo ha disciplinato la sua immaginazione. L’ha disciplinata in modo che ogni pensiero, ogni idea, ogni parola che mette giu’, ogni linea che traccia, ogni luce e ombra i ogni foto che scatta, rendono piu’ vivo, piu’ credibile, piu’ persuasiva la promessa o il vantaggio di prodotto che deve comunicare.”). E ancora oggi, alla DDB, l’agenzia di Bernbach si sente il suo mito ancora intatto.

Ma oggi non voglio parlarvi di pubblicità e pubblicitari.

Voglio parlarvi di Piernicola De Maria e di Mythoself. Se il prossimo venerdì, sabato e domenica volete imparare un metodo pratico, veloce e spaventosamente efficace per risolvere qualsiasi vostro problema e potete essere a Roma, andateci.

Pernicola è Demostene.

E il Mythoself non è un seminario.

Ho avuto la fortuna di partecipare a seminari di formazione sullo “sviluppo personale” con i migliori che ci sono in Italia. E anche con qualche grande straniero. Gente bravissima. Seminari che, se me lo chiedete ancora oggi, vi dico “bellissimo seminario”.

Ma ciò che ho fatto durante questi giorni è diverso.

Il seminario di Piernicola è un seminario trasparente. Non c’è. Non lo noti. Noti solo il risultato. Ottieni un risultato. Improvvisamente, tra una battuta di Piernicola e l’altra, tra un aneddoto e l’altro, qualcosa cambia, funziona e tu hai una risorsa in più. Sei cambiato. E cambiato per sempre.

Perché ciò che ho imparato non l’ho imparato.

Ho semplicemente riconosciuto una risorsa spaventosa, primaria, che c’era in me e ora so usarla. E mi basta un secondo.

Dimenticate la PNL se la conoscete, dimenticate “americanate”, dimenticate la “motivazione”. Niente di tutto questo.

Con Piernicola, imparerete ad attivare la vostra risorsa fondamentale che vi fa essere al meglio. E da questa posizione (fisica e mentale) affrontare i problemi significa essere pronti e contenti di cercare e trovare una soluzione. Superando i miti che, magari vi sono stati utili, ma ora vi bloccano.

E, già che ci siamo, Piernicola vi farà riflettere non su “cosa volete fare da grandi”, ma “su cosa volete lasciare al mondo quando non ci sarete più”. La vostra legacy.

L’essenza delle cose. In questo mondo che riempie il 99% della nostra capacità di gestire gli stimoli con cose inutili (o, in termine tecnico, “stronzate”), serve un metodo per riconoscere l’essenza. E, ovviamente, deve essere un metodo semplice, naturale, essenziale. Anzi, neanche questo. Deve essere un modo per riconoscere voi stessi, l’unica cosa che conta, l’unica che può guidare la barca nel mare della vita.

Passate questi 3 giorni con Piernicola De Maria e il Mythoself. Per favore. Vi prego. Questa non è pubblicità, non ci sono link affiliati, non ci sono secondi fini. Questo il mio regalo per voi, per questo lunedì. Un lunedì meraviglioso, perché la vita è meravigliosa.

P.S. Quando conoscerete Piernicola, capirete perché ho messo questo titolo :-)

Uno dei più violenti terremoti della storia ha fatto tremare ieri la potente Cina, che tanto fa tremare noi con i suoi prodotti e la sua fame di petrolio.

I morti sono già oltre 12.000. “Sempre tutto grande in Cina“, si dirà. Ed è questo che non dobbiamo fare. Pensare ai numeri.

Non sono numeri. Sono persone. Sono affetti, sono lutti, sono disperazioni, sono speranze.

I cinesi non sono cinesi. Siamo noi.

Oddio… noi. Se riusciamo a levare lo sguardo oltre il governo ombra, le querele di Schifani (nomen omen), i Papi che si occupano di leggi italiane e gli italiani che non si occupano di leggi europee (Rete 4 e Rumeni) e, soprattutto, l’Inter che rischia di perdere uno scudetto vinto già a febbraio… se riusciamo a levare lo sguardo oltre il cumulo di stronzate che occupano il nostro spazio mentale, forse, grazie a un terremoto di incommensurabile potenza (ma è solo un brividino per le due placche che scorrono beate l’una contro l’altra), forse riusciremo a vedere le cose importanti.

Come la vita e la morte. La felicità. I sogni. E se lavorate in un ufficio di stronzi, forse è il momento buono per considerare finalmente di fare qualcosa su Internet e liberarvi (per me stamattina, tennis).

E mentre ascolto la Petite Messe Solennelle di Rossini (che canterò a Novembre, siete tutti invitati) e medito su Wordpress e sui suoi casini (ma sto preparando qualcosa di interessante) vi invito a mandare a cagare numeri, capufficio e cinismo.

- Come si chiamano gli abitanti della Cina?

- Cinesi!

- No, voglio i nomi.

Perché sono silenzioso

10 giorni fa, ho lanciato la survey INTERNET MONEY ITALIA 2008. La partecipazione è ancora forte e sono abbastanza stupito. Come obiettivo di minima avevo 200 risposte, idealmente 600. Sono già oltre 1200.

E voglio tenerla online ancora tutta questa settimana e forse ancora la prossima (dipende se un partner partecipa o no).

Questo significa che

  • questo movimento “Internet Money” c’è
  • che i dati saranno molto significativi e daranno un reale quadro di chi siamo tutti noi che vogliamo “vivere con Internet”

Quindi la survey sta andando molto bene. Se ancora non avete partecipato, potete farlo ora.

Ma non è la survey il motivo per cui sono silenzioso.

Sto leggendo. In questi ultimi due mesi ho acquistato 14 libri, più diversi ebook. Alcuni li ho già letti, altri li acquisto come si acquistano i vini da invecchiamento. Li tengo lì, da aprire quando ne avrà voglia.

In questo periodo, il mio focus è sul presente e il futuro dell’Italia.

Non roseo, per usare un eufemismo.

Ho letto La deriva. Perché l’Italia rischia il naufragio di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo. Non avevo letto il loro precedente La casta. Così i politici italiani sono diventati intoccabili perché era uscito in un momento in cui ero refrattario a indignarmi ancora per i nostri politici e la situazione italiana.

Ma oggi è per me il momento di sapere e di immergermi in queste letture.

In questi giorni sto leggendo un libro citato nel libro precedente che si intitola Contro i giovani. Come l’Italia sta tradendo le nuove generazioni. Scritto da due economisti al di sopra di ogni sospetto - Tito Boeri e Vincenzo Galasso - è un saggio chiaro e diretto. Non ha lo stile sarcastico e gradevole di Stella. Gli economisti non fanno battute. Ma se avete figli o se siete figli, leggetelo.

Sono molto, molto preoccupato per il futuro di Ettore, che a settembre andrà in prima superiore. Ho fatto il colloquio con il suo nuovo futuro preside, persona veramente pregevole, ma che ha dovuto ammettere, parlando delle mie aspettative “cosa pretende, questa è la scuola italiana“.

All’italiana. Si dice così, ammiccando un po’ alla Totò, riferendosi alle cose del Belpaese. Alle nostre cose. Ma non c’è niente da ridere.

Mentre leggo questi libri di denuncia che elencano fatti ai limiti della comprensione, più volte mi fermo a pensare che, tutto sommato, non mi scandalizzo più di tanto.

E’ questo ciò che mi preoccupa di più e mi fa silenzioso: che nonostante abbia sempre cercato di capire e di non seguire l’andazzo, alla fine il mio carattere all’italiana si è formato lo stesso.

Amo Internet perché ti dà una speranza. Perché con un click sei lontano mille miglia, perché ti puoi elevare leggiadro come il tuo reddito online, come un’aquila.

E la amo perché mi dà l’instant gratification culturale di una immensa enciclopedia multimediale, dove trovo tutto ciò che voglio leggere, guardare, ascoltare.

Tutto cambi, perché nulla cambi.

Come il nuovo governo presentato oggi.

Lunedì, da buon… non so come chiamarmi, “uno che fa business su Internet”, mmm… vabbe’ insomma, lunedì ho lanciato la survey INTERNET MONEY ITALIA 2008.

E’ la prima ricerca in Italia che cerca di capire “chi sono le persone che vivono o vogliono vivere di Internet, secondo i concetti dell’Internet Money”. Tu, io e chi altro?

Ho creato la survey con SurveyMonkey (lo uso da 7 anni ed è probabilmente il miglior sistema per fare ricerche di mercato online) e l’ho comunicata via email alle persone che vogliono ricevere informazioni da me (magari anche a te).

La domanda importante è: perché ho creato questa ricerca?

Mettiamola così: so fare un po’ di cose e so insegnarle. E mi piacerebbe pure farlo. Ma non so decidermi. Cosa interessa di più chi vuole l’Internet Money? Saper “scrivere per vendere”? Saper creare un business online? Capire in che direzione andare? Avere un coach? Imparare a fare marketing in senso lato?

E come preferisce imparare questa persona? Con un ebook? Un corso audio video? Audio e video online? Teleseminari? Coaching? Seminari dal vivo?

E infine, chi è questa persona? Uomo o donna? Che mestiere fa? Perché si interessa all’Internet Money?

Io credo che “Internet Money” sia veramente un movimento sotterraneo e invisibile, ma reale, anche in Italia.

Vediamo se riusciamo a capirci qualcosa, tutti insieme.

Se non hai ricevuto il mio invito a partecipare - quindi se non mi hai dato la tua email - e vuoi partecipare a INTERNET MONEY ITALIA 2008, clicca qui.

Aprile ci sta salutando - almeno qua a Milano - con il tempo di merda che ha mantenuto tutto il mese.

Con questo tempo metto sempre in discussione la scelta radicale di non avere l’auto, ma solo uno scooter. Anche perchè il mio vecchio Scarabeo 150 è ormai da galera garantita e (grazie ponti 25aprileprimomaggio, grazie voglia di lavorare saltami addosso degli italiani) il nuovo Scarabeo 500 che ho ordinato non si sa quando arriva. E pioggia, pavè milanese, rotaie di tram e ruote lisce non sono un mix entusiasmante. Speriamo nella buona stagione, forse un giorno arriverà.

Ma questo incipit negativo in realtà è solo un espediente retorico (vabbè, un trucchetto) per introdurre invece un post assai positivo.

Ieri mattina sono andato a giocare a tennis.

Principi e principesse

Ebbene sì, c’è chi sta in ufficio a rubare una pausetta sigaretta o caffè o Facebook o cazzeggio calcistico e chi invece se ne va a giocare a tennis la mattina.

Anche se il nostro scooter ieri mattina alle 8 sotto la pioggia sembrava “Rom United” con: zaino di Ettore per la scuola, mia borsa tennis, racchetta e zainetto con Macbook (da cui sto scrivendo, vedi Wagamaga).

Ma comunque me ne sono andato a giocare a tennis.

Alle 8:30 nello spogliatoio c’erano i vestiti di qualche “collega” anche più mattiniero.

Ma la sottile goduria era vedere le giacche, le camicie, le cravatte, i pantaloni con la piega e le scarpe inglesi belle allineate. Segno di una pausetta rubata prima di andare in ufficio. Tipo trombatina extraconiugale.

Ero un grosso appassionato di abbigliamento maschile o oggi ho ancora una trentina di abiti completi che mi guardano con tristezza dall’armadio. Ormai mi vesto veramente casual. Ma non quel casual all’italiana sempre tanto figo. Proprio casual, andante, “sbriso” e sicuramente demodè o non modè. E ci godo pure. Quest’anno avrò speso 50 euro in abbigliamento, probabilmente mutande.

Ma la mia non è una trombatina extraconiugale. Non ho nessuna moglie-lavoro che mi controlla il tempo. Sono libero. E’ uno dei risultati a cui tendevo quando ho scelto di vivere con l’Internt Money.

Tanto tempo libero, poco lavoro.

Ingo Buding, prima che lo conoscessi :-)Questa è la seconda volta che vado a giocare a tennis con il maestro Andrea. E’ anche la prima volta che ho un maestro di tennis se si eccettua il camp che feci nel lontano agosto 1993 (Ettore era ancora nel pancione della sua mamma) con Ingo Buding al suo tennis camp in Provenza (ho visto ora che è morto 5 anni fa, OMG).

Alla prima lezione mi sono presentato senza racchetta. Chissà dov’era, a casa no. “Magari è morta, come altre cose della mia vita” ho pensato. Così il maestro mi ha prestato una racchetta, dicendomi “tanto la tua racchetta di 15 anni non andrà sicuramente più bene ecc ecc”.

Fatto sta che è una settimana che ho male alla mano-polso. Però giocare a tennis è fantastico, è esattamente lo sport di cui ho bisogno ora (non richiede troppo fiato, mi permette di sfogarmi, può essere sociale, soprattutto è compatibile con il sovrappeso, almeno finchè palleggio con il maestro).

Ieri però casualmente sono andato in cantina e lei c’era. La mia Prince Graphite II Oversize. La principessa.

Amata da Michael Chang che a 17 anni, battè Lendl nella finale del Roland Garros del 1989 mangiando banane.

Per cui oggi mi sono presentato con la principessa e Andrea ha detto “Ah, ma questa è una signora racchetta. Beh, questa non ha tempo, è come una Jaguar. Andrà benissimo”. Ed è stato così. La principessa perdona tutti i miei rovesci messi male e la manda dall’altra parte. E sui dritti (ogni tanto) mi fa sentire Nadal.

E insomma è bello sudare con in tennis, perché si suda in maniera elegante, non ti distrugge come il basket (non mi decido mai ad attaccare le scarpe da basket al chiodo).

E quando arrivi in spogliatoio ci sono i tuoi coetanei con i capelli grigi e ci si guarda più la panza che il pisello. E anche questa è una bella cosa.

Eh sì perché siamo tutti qua a sudare e correre e tirare colpi a una pallina (se ci vedessero gli alieni) perchè abbiamo il male dell’agnello.

Sì, mi piace proprio il tennis. Onore al principe Prince e alla sua Principessa Graphite II Oversize.

Tristi verità

Perché la terra dei cachi è la terra dei cachi...Due fatti, successi entrambi oggi, mi hanno fatto venire il cattivo umore. O forse ce l’avevo già e li ho notati per questo motivo.

La telefonata di un manager americano

Mi è stato chiesto un po’ di tempo fa da una società americana (dalla sede italiana) di fare una strategia di marketing e comunicazione.

Faccio la mia bella offerta e mi arriva come feedback un’email con due documenti e la richiesta del tipo “vorremmo che lei ci facesse una seconda proposta che rispondesse a queste domande, bla bla bla, ecco in allegato quello che abbiamo fatto noi, vorremmo una cosa analoga”.

Immediata reazione “ma questi vogliono che gli facciamo il lavoro agratis? Non se ne parla” e risposta sullo stesso tono “ci piacerebbe lavorare con voi, ma se dobbiamo fornirvi queste informazioni, è già un lavoro e noi non lavoriamo così, per cui decliniamo”.

Nota: diciamo che non muoio dalla voglia di fare consulenze, ne faccio proprio una ogni tanto…

Mi chiama stamattina l’executive (manager per noi italiani) e mi dice: c’è chiaramente stato un’incomprensione. Noi vi abbiamo mandato quei documenti affinché vi rendeste conto di cosa vorremmo come risultato del lavoro, come esempio.

“Ah, beh, allora… sì, sicuramente le mando l’offerta, non avevo capito…”.

Tanto abituato a lavorare in Italia dove ti chiedono tutto agratis e poi dicono “no, grazie, abbiamo cambiato idea” e usano le cose che gli hai mandato, che non ho neanche pensato che per quest’azienda fosse ovvio che non facevo tutto questo lavoro prima che mi confermassero l’incarico.

Il fatto è che non sono solo io a pensare così, ma anche il mio collega con cui abbiamo redatto l’offerta e ci siamo offesi all’unisono, consulente con anche più anni di me di esperienza.

Ci siamo andreottizzati (”a pensar male si fa peccato, ma ci s’azzecca”).

La chiacchierata con il mio amico assicuratore

Il mio amico assicuratore viene oggi a casa per incassare i premi delle mie assicurazioni (vita e infortuni). E’ un assicuratore speciale, uno che ti spiega le cose e… insomma siamo diventati amici e mi sento protetto ad avere un amico assicuratore.

Parliamo di come va l’Italia ed esploro la possibilità (lo faccio ogni volta che lo vedo, non ne può più) di vendere assicurazioni online in Italia. Gli mostro l’ultima statistica sull’ecommerce in Italia che indica come l’8% degli acquisti online sono di assicurazioni.

Lui è infinitamente scettico e ogni volta finiamo che lui rimane convinto che non si possa fare e io che si possa fare.

Comunque per farmi capire “come è l’Italia” mi dice che ha lavorato qualche tempo fa con un’assicurazione inglese e un giorno da Londra gli hanno telefonato perchè non avevano il suo codice IBAN per pagargli la sua commissione.

Lui è rimasto perplesso perché non aveva ancora inviato alcuna fattura! Ma loro sapevano già l’importo e preparavano il pagamento, la fattura sarebbe arrivata.

Poi mi dice “sai, stessa assicurazione, ma sede italiana, ci hanno messo 7 mesi a pagarmi la commissione”.

Tristi verità.

Che c’azzecca questo con l’Internet Money Game?

C’azzecca molto. Che con l’Internet Money, con i guadagni via Internet te ne puoi abbastanza fregare dell’andazzo lavorativo e professionale italiano. Specialmente se lavori con i privati.

E volendo, puoi anche lavorare con l’estero, pur restando tranquillamente a casa, in Italia.

Il problema, semmai è che, se ti abitui a lavorare nell’Internet italiana, magari non hai gli skill adeguati al mercato mondiale. Ma questo è un altro discorso, magari buono per un altro post.

Ok, torno a lavorare alla survey che sto preparando. Preparatevi.

Eccoci alla terza parte di questo racconto di marketing. Se non le avete lette qui trovate le prima e la seconda parte.

Come promesso, vediamo cosa hanno fatto Gamma, Delta e Epsilon.

Gamma, rivoluzione di nicchia e alleanza con Alfa

Gamma ha una strategia molto differenziante, ma anche molto limitante in termini di numeri.

Infatti il prodotto è basato su un’interfaccia browser, quindi non è un software vero e proprio, ma un servizio con funzioni di software. Il termine tecnico è ASP, Application Service Provider.

Chi ama questa soluzione, la trova l’unica sensata e possibile. Chi non la gradisce la detesta, considerandola al più una curiosità irrilevante, non “vero” software, non adatta a risolvere il problema.

Il principale vantaggio di Gamma è il costo di utilizzo che sembra notevolmente più basso e che non richiede computer particolarmente potenti (infatti viene molto usato dai ceti più popolari della base utenti, ma non esclusivamente).

Cosa è successo nella guerra di marketing? Succede che Alfa ha promosso un bundle (vendita abbinata) del suo prodotto con il servizio di Gamma. Questo ha avuto un duplice scopo: da un lato ha comunicato che Alfa è attenta a tutte le esigenze, anche di chi non gradisce il software tradizionale, dall’altro ha consentito ad Alfa di usare la promozione che Gamma fa per promuovere anche il suo prodotto.

Questa mossa, all’apparenza semplice, si rivelerà l’elemento che farà la differenza nella guerra di marketing, almeno come quota di mercato.

Delta, innovazione senza rivoluzione

Anche Delta è una marca che si distingue, con una nicchia precisa. E’ un software moderno e focalizzato sulla chiarezza d’uso e sulla scelta di focalizzarsi su alcune funzioni specifiche.

Alcune funzioni di Delta infatti sono peculiari del suo prodotto e vanno a soddisfare esigenze che sono particolarmente mal gestite dal prodotto Alfa. Quindi in qualche modo Alfa e Delta sono agli estremi opposti del mercato, anche se le quote e la forza della marca sono molto diverse.

In maniera analoga ad Alfa, anche Beta decide di fare una partnership con un prodotto di nicchia, scegliendo Delta, che si rivolte a clienti simili, ma non proprio identici.

A differenza della partnership Alfa - Gamma, la partnership Beta - Delta sarà sempre poco chiara per gli utenti, entrambe le marche preoccupate di mantenere ben distinte le loro identità. Invece, Beta avrebbe potuto sfruttare molto di più questo accordo, come accordo strategico e aggiunta al suo prodotto delle funzionalità peculiari di Delta. In questo modo, la versione 4.0 avrebbe comunicato dei benefit abbastanza esclusivi e fortemente competitivi nei confronti di Alfa.

Questa “mancata alleanza realmente strategica” delle due brand penalizzerà soprattutto Beta, mentre Delta si gioverà della promozione e “ufficializzazione” del suo software, per conquistare quote di mercato.

Epsilon, il disastro della supernicchia

Epsilon è l’unica marca in questo mercato specializzata per il Macintosh. Ha quindi un tipo di clienti sostanzialmente diversi da tutte le altre marche (assolutamente differenti da quelli che preferiscono Alfa).

Finora, però, Epsilon era vista come “la versione per Mac” del prodotto di Beta (anche se in realtà sono due prodotti differenti) perchè c’era una perfetta compatibilità dei file e promozione incrociata.

Con la versione 4.0 di Beta, Epsilon si trova isolata, non potendo creare una nuova versione compatibile, soprattutto perché avrebbe significato rinunciare a funzionalità e all’interfaccia tipicamente Macintosh e quindi con il timore di scontentare i propri affezionati clienti.

Cosa ha fatto Epsilon in questa situazione? Ha continuato a promuovere il suo posizionamento “l’unica per Macintosh” senza rendersi conto che, in un mercato dove Windows la fa da padrone e dove è necessario almeno poter scambiare i file con i leader del mercato, questa strategia le avrebbe fatto perdere quote di mercato nella sua nicchia.

Il che è avvenuto. Parte degli utenti di Epsilon hanno deciso - anche se un po’ a malincuore - di migrare al prodotto Beta (con software di emulazione Windows sui loro Macintosh). Parte degli utenti, invece hanno valutato la prova gratuita del servizio Gamma e poi sono migrati a quella soluzione.

Come è andata a finire

Dovreste avere già un’idea di come è andata a finire.

  1. Alfa ha conquistato la leadership del mercato e il suo prodotto è stato installato di default su tutti i nuovi PC basati su Windows. Questi significa che gli utenti di PC avranno subito il software di Alfa per le funzioni di cui hanno bisogno. E avranno difficoltà a usare software concorrenti, perché devono disinstallare il software Alfa, un processo complesso e non alla portata dell’utente medio.
  2. Beta ha mantenuto grosso modo la sua base di utenti e il suo potenziale di vendita, decisamente più basse di quelle di Alfa oggi e di quelle che aveva con la versione precedente. I problemi della versione 4.0 non aiuteranno certo gli utenti a usare il prodotto in alternativa a quello di Alfa e probabilmente molti staranno alla finestra attendendo una versione 5.0 che sembra già in lavorazione.
  3. Gamma è stata determinante per la conquista della leadership di Alfa. Infatti i suoi utenti, pur restando estremamente fedeli alla soluzione ASP hanno comunque promosso le vendite di Alfa, almeno in versione di prova gratuita 30 giorni. In più, Gamma ha conquistato una parte di utenti di Epsilon che, insoddisfatti dalla sostanziale mancata evoluzione del loro software, sono stati affascinati dal rivoluzionario sistema di Gamma, utilizzabile anche con il Macintosh, grazie proprio alla scelta “browser based”.
  4. Delta ha anche lei conquistato quote di mercato, convincendo chi era già potenziale cliente, ma non aveva ancora acquistato grazie all’accordo di partnership con Beta. Questa scelta tuttavia penalizza oggi il potenziale di crescita di Delta perché per scelta non è compatibile con il software di Alfa, oggi leader di mercato. Non è escluso che la partnership finisca e che Delta torni sul mercato da sola
  5. Epsilon è oggi una marca in grossa difficoltà. Come marca “guerrigliera” (invito a leggere Marketing Warfare per capire cosa è una marca guerrigliera) che ha perso clienti nella propria nicchia di mercato, deve urgentemente rivedere le proprie strategie. I suoi plus rimangono il fatto di essere l’unico software specifico per Macintosh, ma la strategia isolazionista non ha pagato e non potrà neanche in futuro.

Cosa possiamo imparare da questa storia

Questa guerra di marketing può insegnare alcune cose, valide non solo per il mercato del software, ma in generale:

  • mai “non considerare” il nemico e le sue mosse, ma mettere in atto il più efficacemente e rapidamente possibile delle contromosse, prima che sia troppo tardi
  • quando il tuo avversario ha più risorse di te, devi scegliere una strategia più ficcante, non puoi permettertene una blanda
  • non sottovalutare la forza del passaparola e di una base utenti fedele, entusiasta e motivata a promuoverti
  • se si sceglie di fare una partnership bisogna usarla, altrimenti distoglie solo energie e defocalizza
  • tutto è marketing

E ora…

E ora, immagino che vorrete sapere chi sono le 5 marche protagoniste di questa guerra di marketing.

Siete pronti? Siete pronti a una sorpresa?

Ok, cliccate qui.

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