Che Qassia è?
Anna Lombardini, un’amica di Internet, mi segnala Qassia.
Che è Qassia?
E’ un network di “intelligenze”. In pratica un (ennesimo) social network in cui ognuno dà il suo sapere in forma di “intel” (chissà se Intel è contenta, dubito). Sai qualcosa, qualunque cosa? Scrivilo su Qassia.
Vorrei dire la mia su Qassia e in generale sui social network.
Nello specifico mi pare un’idea carina, anche se il modello di business sa molto di inizio anni 2000: faccio un network, aggrego tanta gente, poi vendo tutto a qualcuno. Ne parlavano Hagel e Armstrong in un libro del 1997, Net Gain – Creare nuovi mercati con Internet.
Ha funzionato bene per i creatori di MySpace e Facebook spinti dalla “bolla” del web 2.0. Secondo me è una bolla, ne ho viste in questi anni di rivoluzioni tecnologiche che duravano qualche anno e poi crollavano.
Perché i fondamentali sono sempre gli stessi, e si riassumono nelle stesse tre parole: marketing, marketing, marketing.
L’idea di “usare” i social network per far crescere il proprio traffico su Google mi pare una realtà di breve periodo. Dico queste cose controcorrente, il web 2.0 è oggi come la mamma o il Presidente della Repubblica (già sul Papa le opinioni sono discordanti… vabbè, anche sul Presidente… ok, ok, non avventuriamoci su questo terreno). Comunque il web 2.0 è oggi quasi sacro. Chi non lavora su blog e altre diavolerie per aumentare la propria popolarità sembrerebbe destinato all’oblio. Io non credo che sia proprio così.
Meno male che non lavoro più nel mondo dell’Internet “business” sennò mi sarei dovuto sorbire decine di pippe dei managerini di turno per creare “properties web 2.0 per leveragerare la nostra brand equity”. Vaffanculo.
Nello specifico Qassia magari è anche una buona idea, lascio a voi di darci un’occhiata e valutare (potete anche guadagnarci soldi, ma non ho capito bene come).
Il punto è: chi me lo fa fare o ve lo fa fare di mettere contenuti per riempire il mio account su Qassia, cosicché la gente dice “che bravo” e divento popolare? Quanti contenuti devo metterci (scritti e in inglese, per lo più)? Qualche decina? Meglio qualche centinaio? E dove lo trovo il tempo e la voglia?
Se ho contenuti buoni, tanto vale che li assembli in un prodotto.
Attenzione amici. La rete è piena di questa simpatica idea del contenuto. Crea contenuto, così il tuo blog cresce. Crea contenuto così diventi popolare. Linka, scrivi, fatti il culo e avrai.
Avrai cosa?
Cosa succede se Shiresh, il chief programmer indiano che sta gestendo l’algoritmo di Google che gestisce la popolarità derivante dai social network decide di cambiare il parametro _SocNtwkPop nella funzione di libreria MakeContentRelevant(_SocNtwkPop) per collegarlo alla libreria VideoCntntAzaki_param che gestisce l’analisi della rilevanza sui video YouTube?
Succede che il tuo sito sparisce di nuovo dalla prima pagina o scende di posizione o… non so che cosa. Ma basare il marketing sulle routine del Pagerank mi pare medioevale. Magia nera. Credenze popolari. Streghe, maghi e folletti digitali.
Domandatevi se tutta questa storia del contenuto ha per voi un senso. Se vi piace crearlo, se ne avete, se siete pronti a lavorare per un risultato incerto nel tempo e nelle dimensioni.
ATTENZIONE! Non sto dicendo che un business basato sul contenuto come Adsense – vi consiglio di iscrivervi all’eccezionale corso gratuito di Silvio Carracini – non ha senso. Usare contenuto per fare soldi con Adsense ha molto senso.
Ma ho i miei dubbi sul contenuto come strumento di promozione di altri business.
Domandatevi in generale se ciò che dicono tutti ha senso. O se, magari, non è l’esatto opposto. Domenica sera, su Report, ho scoperto che l’agricoltura biologica rende spesso più dell’agricoltura industriale. Come non dicono i produttori industriali di fertilizzanti, sementi eccetera. Come dice invece la mia amica Elena del Cornale. Matrix rules, always.
Whenever you find that you are on the side of the majority, it is time to reform. —Mark Twain
Quando ti trovi d’accordo con la maggioranza, domandati se sei nel giusto.
Il gatto mi sveglia con le unghiette perché ha fame. Se non avete un gatto non potete capire cosa significa il miao di prima mattina. Però amo i gatti, non sono proprio animali, sono cyborg pelosi. Non so dove ho letto che l’amore degli animali di compagnia è l’amore più puro e assoluto. Non saprei, ma è bello accarezzare il gatto, sentire che fa ron ron e grattargli la testolina. Alle 6 di mattina però vorrei squoiarlo.
Vado a guardare la mia piattaforma FOREX per vedere se i trade che ho messo durante la notte hanno funzionato. Sono andati tutti due “a bagno” (non hanno funzionato), ma avevo messo uno stop un po’ altino cosi’ mi sono fumato 2000 euro mentre dormivo. Merda. MENO MALE CHE SONO VIRTUALI.
Me ne torno a letto con il libro delle Japanese Candlesticks per fissarmi alla mente le figure di inversione, voglio provare a trovarle sui grafici del FOREX per aiutarmi nelle decisioni. Le ho studiate nei mesi passati come esercizio mentale e ora che sto facendo trading mi rendo conto che non le uso, bisogna proprio che inizi. Bello l’Hammer e l’Hanging Man, fantastica la Dark Cloud Cover… mi farò una dormitina…
Mentre sto lavorando per il
Ettore che è a casa per l’influenza, ma oggi sta bene, mi chiede se possiamo giocare alla guerra con i proiettili di gommapiuma. Subito dico “Ettore ho da lavorare parecchio”, ma poi penso “E che cazzo, non sono un infomarketer per questo?” e dico “Ok, dai facciamo una partitina”. Quattro partitine dopo e un sacco di risate (ha vinto lui, bastardo) guardo l’ora e siamo già a mezzogiorno. Quasi ora di preparare il pranzo.
Inizio a scrivere questo post e arriva l’ora di pranzo. Vado a preparare la pappa. Nessuna voglia, ma qualcosa inventerò. Controllo ancora se sono arrivate email importanti (host dell’ostia, fatti sentire!). Mi sa che scriverò anche un’email alla mia lista per questo post, che dite?
L’esperimento è finito.
Da questo scambio di email con il bravo Marco Cannelli, mi è venuto da buttare giù questo post, che riprende la mia risposta.
Premetto che questo libro è come una
Rientro a casa e Ennio, il portiere (personaggio da film il portiere del nostro stabile) mi consegna un saccone bianco.
Risposta: non puoi, non sei un mentore se non l’hai fatto prima tu e puoi fungere da esempio.