I calci di rigore non sono una lotteria e neanche la vita
Jul 2nd, 2008 by Emmedi
Jose Apesteguia e Ignacio Palacios-Huerta, rispettivamente dell’Università di Barcellona e della London School of Economics hanno statisticamente dimostrato che nei calci di rigore, chi calcia per primo vince, con una probabilità 60/40.
Altro che lotteria
Iniziare per primi è l’unico parametro che conta. Non conta la classe dei tiratori. Non conta il livello complessivo della squadra. Non conta la bravura del portiere. Conta solo iniziare a tirare per primi.
Come mai?
Facile da capire: il primo che tira (generalmente il capitano) e segna, mette sulle spalle dell’avversario una grandissima pressione psicologica, perchè ora deve inseguire. Pressione che generalmente è decisiva e fatale, appunto nel 50% dei casi. Chi inizia ha il 50% di probabilità in più di vincere.
Quindi, è probabile - anche se la Spagna giocava meglio e ha vinto l’Europeo meritatamente - che se l’Italia avesse potuto tirare per prima, saremmo passati noi e chissà, magari potevamo esserci noi sul podio.
Ma non scrivo queste righe per fare della inutile dietrologia sugli Europei. Chi mi conosce sa che non mi interessa il calcio e non tifo per nessuna squadra.
Scrivo queste righe perché mi interessa un’altra cosa: il potere dell’informazione.
Ovvero?
Ovvero che avere o non avere la giusta informazione può avere conseguenze enormi. Una decisione presa senza informazioni o con informazioni sbagliate - come spesso succede - e ti trovi invece che a vincere, a perdere. Disperato invece che esultante. Senza soldi invece che milionario.
L’informazione mancante a Buffon
Cosa sarebbe successo se Buffon, il nostro capitano, avesse conosciuto i risultati di questo studio dei due spagnoli sui calci di rigore?
Beh, penso che sarebbe stato contento di poter scegliere di tirare per primo. Perché avevamo vinto il lancio della monetina, potevamo essere i primi a tirare e avere le probabilità di vincere enormemente dalla nostra parte!
Invece, potendo scegliere, ha deciso di tirare per secondo. Magari ha pensato “così vedo come fanno loro e mi concentro”. Oppure semplicemente ha pensato “è la stessa cosa, facciamo partire loro che si innervosiscono”. O chissà.
Ma la mancanza di questa informazione e anzi, l’informazione errata che è uguale tirare per primi o secondi, verosimilmente ci è costata l’eliminazione.
Ma qual’è l’informazione importante, nella valanga di informazioni che ci sommerge ogni giorno? E’ vero, dobbiamo filtrare. Sperando di non filtrare le pepite d’oro non viste in mezzo al fango. C’est la vie?
Beh, una risorsa l’abbiamo: si chiama “attenzione focalizzata”. Restate in ascolto, ne parlerò in un altro post.

Ciao Marco,
aspettando il prossimo post sull’”attenzione focalizzata”, argomento che mi interessa assaissimo :-)… un commento al volo.
Son d’accordo che è importante selezionare le informazioni nel mare magnum del web e della vita stessa, e credo, in generale, che il concetto di “importanza” dell’informazione sia relativo all’uso che “dobbiamo” farne, e quindi è un valore soggettivo e intercambiabile.
In tema di marketing in particolare, le informazioni sono la fonte principale del vantaggio competitivo
A presto,
Anna