Tristi verità
Apr 23rd, 2008 by Emmedi
Due fatti, successi entrambi oggi, mi hanno fatto venire il cattivo umore. O forse ce l’avevo già e li ho notati per questo motivo.
La telefonata di un manager americano
Mi è stato chiesto un po’ di tempo fa da una società americana (dalla sede italiana) di fare una strategia di marketing e comunicazione.
Faccio la mia bella offerta e mi arriva come feedback un’email con due documenti e la richiesta del tipo “vorremmo che lei ci facesse una seconda proposta che rispondesse a queste domande, bla bla bla, ecco in allegato quello che abbiamo fatto noi, vorremmo una cosa analoga”.
Immediata reazione “ma questi vogliono che gli facciamo il lavoro agratis? Non se ne parla” e risposta sullo stesso tono “ci piacerebbe lavorare con voi, ma se dobbiamo fornirvi queste informazioni, è già un lavoro e noi non lavoriamo così, per cui decliniamo”.
Nota: diciamo che non muoio dalla voglia di fare consulenze, ne faccio proprio una ogni tanto…
Mi chiama stamattina l’executive (manager per noi italiani) e mi dice: c’è chiaramente stato un’incomprensione. Noi vi abbiamo mandato quei documenti affinché vi rendeste conto di cosa vorremmo come risultato del lavoro, come esempio.
“Ah, beh, allora… sì, sicuramente le mando l’offerta, non avevo capito…”.
Tanto abituato a lavorare in Italia dove ti chiedono tutto agratis e poi dicono “no, grazie, abbiamo cambiato idea” e usano le cose che gli hai mandato, che non ho neanche pensato che per quest’azienda fosse ovvio che non facevo tutto questo lavoro prima che mi confermassero l’incarico.
Il fatto è che non sono solo io a pensare così, ma anche il mio collega con cui abbiamo redatto l’offerta e ci siamo offesi all’unisono, consulente con anche più anni di me di esperienza.
Ci siamo andreottizzati (”a pensar male si fa peccato, ma ci s’azzecca”).
La chiacchierata con il mio amico assicuratore
Il mio amico assicuratore viene oggi a casa per incassare i premi delle mie assicurazioni (vita e infortuni). E’ un assicuratore speciale, uno che ti spiega le cose e… insomma siamo diventati amici e mi sento protetto ad avere un amico assicuratore.
Parliamo di come va l’Italia ed esploro la possibilità (lo faccio ogni volta che lo vedo, non ne può più) di vendere assicurazioni online in Italia. Gli mostro l’ultima statistica sull’ecommerce in Italia che indica come l’8% degli acquisti online sono di assicurazioni.
Lui è infinitamente scettico e ogni volta finiamo che lui rimane convinto che non si possa fare e io che si possa fare.
Comunque per farmi capire “come è l’Italia” mi dice che ha lavorato qualche tempo fa con un’assicurazione inglese e un giorno da Londra gli hanno telefonato perchè non avevano il suo codice IBAN per pagargli la sua commissione.
Lui è rimasto perplesso perché non aveva ancora inviato alcuna fattura! Ma loro sapevano già l’importo e preparavano il pagamento, la fattura sarebbe arrivata.
Poi mi dice “sai, stessa assicurazione, ma sede italiana, ci hanno messo 7 mesi a pagarmi la commissione”.
Tristi verità.
Che c’azzecca questo con l’Internet Money Game?
C’azzecca molto. Che con l’Internet Money, con i guadagni via Internet te ne puoi abbastanza fregare dell’andazzo lavorativo e professionale italiano. Specialmente se lavori con i privati.
E volendo, puoi anche lavorare con l’estero, pur restando tranquillamente a casa, in Italia.
Il problema, semmai è che, se ti abitui a lavorare nell’Internet italiana, magari non hai gli skill adeguati al mercato mondiale. Ma questo è un altro discorso, magari buono per un altro post.
Ok, torno a lavorare alla survey che sto preparando. Preparatevi.
