Che Qassia è?
Apr 15th, 2008 by Emmedi
Anna Lombardini, un’amica di Internet, mi segnala Qassia.
Che è Qassia?
E’ un network di “intelligenze”. In pratica un (ennesimo) social network in cui ognuno dà il suo sapere in forma di “intel” (chissà se Intel è contenta, dubito). Sai qualcosa, qualunque cosa? Scrivilo su Qassia.
Vorrei dire la mia su Qassia e in generale sui social network.
Nello specifico mi pare un’idea carina, anche se il modello di business sa molto di inizio anni 2000: faccio un network, aggrego tanta gente, poi vendo tutto a qualcuno. Ne parlavano Hagel e Armstrong in un libro del 1997, Net Gain - Creare nuovi mercati con Internet.
Ha funzionato bene per i creatori di MySpace e Facebook spinti dalla “bolla” del web 2.0. Secondo me è una bolla, ne ho viste in questi anni di rivoluzioni tecnologiche che duravano qualche anno e poi crollavano.
Perché i fondamentali sono sempre gli stessi, e si riassumono nelle stesse tre parole: marketing, marketing, marketing.
L’idea di “usare” i social network per far crescere il proprio traffico su Google mi pare una realtà di breve periodo. Dico queste cose controcorrente, il web 2.0 è oggi come la mamma o il Presidente della Repubblica (già sul Papa le opinioni sono discordanti… vabbè, anche sul Presidente… ok, ok, non avventuriamoci su questo terreno). Comunque il web 2.0 è oggi quasi sacro. Chi non lavora su blog e altre diavolerie per aumentare la propria popolarità sembrerebbe destinato all’oblio. Io non credo che sia proprio così.
Meno male che non lavoro più nel mondo dell’Internet “business” sennò mi sarei dovuto sorbire decine di pippe dei managerini di turno per creare “properties web 2.0 per leveragerare la nostra brand equity”. Vaffanculo.
Nello specifico Qassia magari è anche una buona idea, lascio a voi di darci un’occhiata e valutare (potete anche guadagnarci soldi, ma non ho capito bene come).
Il punto è: chi me lo fa fare o ve lo fa fare di mettere contenuti per riempire il mio account su Qassia, cosicché la gente dice “che bravo” e divento popolare? Quanti contenuti devo metterci (scritti e in inglese, per lo più)? Qualche decina? Meglio qualche centinaio? E dove lo trovo il tempo e la voglia?
Se ho contenuti buoni, tanto vale che li assembli in un prodotto.
Attenzione amici. La rete è piena di questa simpatica idea del contenuto. Crea contenuto, così il tuo blog cresce. Crea contenuto così diventi popolare. Linka, scrivi, fatti il culo e avrai.
Avrai cosa?
Cosa succede se Shiresh, il chief programmer indiano che sta gestendo l’algoritmo di Google che gestisce la popolarità derivante dai social network decide di cambiare il parametro _SocNtwkPop nella funzione di libreria MakeContentRelevant(_SocNtwkPop) per collegarlo alla libreria VideoCntntAzaki_param che gestisce l’analisi della rilevanza sui video YouTube?
Succede che il tuo sito sparisce di nuovo dalla prima pagina o scende di posizione o… non so che cosa. Ma basare il marketing sulle routine del Pagerank mi pare medioevale. Magia nera. Credenze popolari. Streghe, maghi e folletti digitali.
Domandatevi se tutta questa storia del contenuto ha per voi un senso. Se vi piace crearlo, se ne avete, se siete pronti a lavorare per un risultato incerto nel tempo e nelle dimensioni.
ATTENZIONE! Non sto dicendo che un business basato sul contenuto come Adsense - vi consiglio di iscrivervi all’eccezionale corso gratuito di Silvio Carracini - non ha senso. Usare contenuto per fare soldi con Adsense ha molto senso.
Ma ho i miei dubbi sul contenuto come strumento di promozione di altri business.
Domandatevi in generale se ciò che dicono tutti ha senso. O se, magari, non è l’esatto opposto. Domenica sera, su Report, ho scoperto che l’agricoltura biologica rende spesso più dell’agricoltura industriale. Come non dicono i produttori industriali di fertilizzanti, sementi eccetera. Come dice invece la mia amica Elena del Cornale. Matrix rules, always.
Whenever you find that you are on the side of the majority, it is time to reform. —Mark Twain
Quando ti trovi d’accordo con la maggioranza, domandati se sei nel giusto.

Sinceramente io credo molto nel Contenuto, ossia nel creare Pagine Web che abbiano una qualche Informazione da offrire, una Newsletter piena di Strategie Pratiche, un Blog pieno di Articoli ecc… Credo sia una delle basi stesse del Marketing altrimenti le stesse SalesPage di molti Prodotti si limiterebbero a due sole Righe di testo, con Nome del Prodotto, Prezzo e Benefici, mentre sappiamo bene che per Vendere ci vuole ben altro, si parla tanto infatti di CopyWriting ecc…
Dopotutto, non è questa una delle ragioni principali del NAVIGARE in internet, oltre allo scaricare Musica e guardare Video? Sulla questione del Web 2.0 sono in parte d’accordo con te, Marco, nel senso che non credo che TUTTE le risorse del nuovo Internet rimarranno a lungo e alcune sono a dirla tutta non indispensabili, ma solo create e pubblicizzate per sfruttare “L’Onda Lunga” che si è venuta a creare. Ma non è sempre così e il Blog ne è un esempio in questo senso, visto che molti lo usano con Successo.
Se poi domani il Sig. Google si sveglia storto e decide di cambiare tutto, questo davvero non possiamo prevederlo, ma almeno avremo sfruttato a dovere il momento favorevole
Grazie per il tuo acuto feedback.
Certo Daniele che il contenuto è importante. Ma il contenuto di qualità deve avere un prezzo, altrimenti difficilmente è di qualità.
La regola dei grandi marketer USA è “dì cosa, non dire come, ma dì che spieghi come nel tuo prodotto”.
Il problema con il contenuto gratuito è che aumenta enormemente l’information overload, il sovraccarico di informazioni. Che è il principale problema di Internet e del mondo di oggi.
Si questo sono d’accordo, difatti io stesso ne ho parlato diffusamente in passato. I Contenuti di Qualità vanno distribuiti uniformemente tra Gratuiti e a Pagamento e bisogna far capire anche al Lettore la dovuta differenza. Del resto io sono uno dei principali avversari del TUTTO GRATIS, in quanto molto spesso viene scambiato il Contenuto (o le Risorse) “Gratis!” con lo “Scarso”, anche quando magari non è così.
Ciao Marco
Mi fa un immenso piacere leggere il mio nome in questo blog, che tanto apprezzo.
E visto che ci sono, quasi di getto, dico la mia sui “contenuti”, senza addentrarmi troppo in considerazioni dal carattere “tecnico”, ché sono esemplari le tue e quelle di Daniele (ciao Daniele!) ed io nel 2000 navigavo da qualche anno su Internet solo per scrivere email e per cercare informazioni e materiale di ispirazione (gratuitamente!) per i miei articoli offline.
Secondo me, in generale vale l’assunto che “ognuno è esperto in qualcosa” e che sul web (2.0 o no) in primo luogo si cercano informazioni e quindi “contenuti”. E credo che per Qassia e per tutti gli altri Social Network, molto dipenda dalle motivazioni e dagli obiettivi di chi decide di parteciparvi. Senza farsi prendere dalle paranoie per riuscire a creare pagerank, può essere divertente scrivere delle nostre passioni (io ad esempio sono una fan folle delle terme e di tutto quello che ha a che fare col benessere bio-naturale) e delle nostre esperienze e competenze nei vari ambiti dello scibile. In stile libero, come quando si chiacchiera in salotto con gli amici. Senza pretese di perfezione e completezza.
Va da sè che sono d’accordo con te sull’information overload e sulla questione della qualità. Il lato positivo, per me, può essere che nel “mare magnum” si può trovare “il buono” e quello che risponde ad un’esigenza di informazione. Distinguere la pula dal grano è compito personale. Ci sarebbero fiumi di parole da spendere su questo aspetto, e preferisco fermarmi qui.
Altro discorso per tutti coloro che guardano la cosa nell’ottica del marketing e del business (fra i quali mi inserisco, sia pure da quasi principiante). In questo caso bisogna parlare di “strategia” e quindi di valutare vantaggi, svantaggi, benefici e ostacoli rispetto all’obiettivo, in termini di costi, tempi, e via qassiando et alia.
La terza via, direi, sarebbe cercare di unire l’utile al dilettevole… A proposito, ho scoperto che esistono anche squidoo.com e selfgrowth.com… quasi quasi mi iscrivo