2 mesi e 5 minuti
Sapete come sono certi giorni. Hai cose da fare, ma la tua mente vola. Vola lontano, si alza e guarda in basso i lavori che attendono, gli appuntamenti da gestire, le cose della vita.
2 mesi, almeno 2 mesi
Oggi voglio assolutamente far partire un nuovo Internet business a cui sto lavorando – sia pure a spizzichi e bocconi – da oltre 2 mesi. Sarà il mio primo ecommerce (fatto con un amico), vediamo come andrà, ma sono fiducioso.
E in questi mesi, diciamo da agosto, in cui ho fatto partire un altro internet business che sta andando bene, (meglio del previsto, bravo lui) ho capito che grosso modo, ci vogliono 2 mesi perché un business Internet parta.
O almeno, io ci impiego 2 mesi. Anche se magari sembra una cosa di poche settimane, anche se è praticamente tutto fatto, arrivo a 2 mesi. Magari ti sembrerà poco oppure tanto, non so, ma a me sembra sempre troppo. Eppure è un muro invisibile che mi trovo sempre davanti.
Per carità, non c’è da lamentarsi però considerando un altro mese di messa a punto e un mese di fancazzismo post lancio significano 4 o più mesi per un business Internet.
Non so se è una regola, ma a me funziona così.
Sarà perché ho la mente farfallina. Che vola. E si posa. E annusa un po’ di nettare da un fiore. E poi vola via, sbattendo le ali. Chissà dove. Un altro fiore.
Ok, i miei fiori sono sempre nel prato “come creare dei redditi ad alto rendimento e basso sbattimento” ma la realtà della mente farfallina è che di sbattimento per passare di fiore in fiore se ne fa comunque tanto. E ne risente la mente formìca.
Ho anche una mente formìca che quando ci si mette non la ferma nessuno. Però sfortunatamente i riflettori vanno sempre troppo alla mente farfallina. Che ora sta scrivendo questo blog.
Ancora 5 minuti
No, c’è un motivo per cui ho deciso di spendere questi 20 minuti a scrivere questo blog.
Mi mancate. Mi manca l’idea che leggiate ciò che scrivo e magari, almeno un po’, ne ricaviate qualche beneficio.
Il video che trovate qui sotto non ha traduzione in italiano. Se capite un po’ di inglese, secondo me ce la fate a capirlo e credo sia un’ottima tazza di the caldo per l’anima in questo freddissimo giovedì di dicembre.
Se non capite l’inglese, questa è la storia (la scrivo in prima persona, come fossi la persona nel video):
Sono John Harricharan e vi voglio parlare di una persona che è stata molto importante nella mia vita, il prof. Petersen.
Mi ero iscritto al suo corso di Scrittura Creativa perché mi piaceva scrivere e lo trovai eccezionale fin dal primo giorno. “Nel mio corso niente compiti, niente interrogazioni, dovrete solo scrivere un saggio finale di 20 pagine”. Pensai subito “Questo è un A [massimo voto] assicurato!”.
Il giorno che uscirono i voti andai tranquillo a vedere i risultati. Chimica: A. Matematica: A. Fisica: A. C’era un’unica lista di A sui miei voti. Scrittura Creativa: D.
“Ah, certo, il vecchio Petersen ieri sera era stanco e ha scambiato i voti con uno che prende D. Io sono uno da A. Vado a chiarire la cosa”.
Così vado dal Prof. Petersen e gli dico che chiaramente si è sbagliato. “Come si chiama lei? Harricharan? Ah sì. Che facoltà ha scelto?”.”Chimica” rispondo. “Bene, rimanga sulla chimica. Volevo darle un F [voto più basso possibile] ma mi dispiaceva troppo per lei e cosi’ le ho dato D”.
Molti anni dopo, la vita mi aveva dato tante gioie e dolori, entro in una libreria, un posto che frequento spesso e vedo una enorme calca di gente. “Ci sarà sicuramente un libro di successo, vediamo di che si tratta”.
Quando puoi camminare sull’acqua, prendi la barca era il titolo di quel libro dalla copertina gialla, che attirava quella folla e le recensioni entusiastiche dei principali giornali. E c’era il mio nome come autore su quel libro.
Così ne comprai una copia, montai in macchina, entrai in casa, andai sul retro e nella luce del tramonto, tenendo alto il libro sopra di me urlai “Professor Peterseeen! Guardi qui! Questo è il libro che ho scritto!”.
E’ importante che ognuno di noi trovi il suo professor Petersen, una persona che ti dice che non puoi fare una cosa, che non è per te. E allora puoi crederci, ascoltare quella persona e non arrivare a niente. Oppure puoi credere che quella persona si sbagli e credere in te. E trasformare i tuoi sogni in realtà.
E prima di lasciarvi con il video di Harricharan, so che vi rimane ancora una curiosità: cosa c’entrano i 5 minuti?
E’ un’altra storia che racconta Harricharan, ma te la faccio breve.
Dopo la battaglia di Waterloo i generali andarono da Napoleone a chiedergli perché avessero perso quella battaglia decisiva contro gli inglesi.
Gli inglesi avevano combattuto meglio? No, rispose Napoleone.
Gli inglesi avevao un esercito meglio addestrato? No.
Gli inglesi avevano un esercito più grosso? No, rispose l’imperatore.
Gli inglesi hanno fatto solo una cosa in più di noi: hanno combattuto per 5 minuti più di noi.
A volte è così. Ci fermiamo a 5 minuti dal risultato. A un passo dalla vetta. Ma quando hai un traguardo non ci sono premi per arrivarci vicino. Arriviamo fino in fondo. Ancora 5 minuti.
Cari amici,
Vi rendete conto che c’è un luogo dove mangi tutto quello e solo quello che coltivano loro? Ma intendo che mangi la pasta fatta in casa con la farina del loro grano! La verdura del loro orto. Il
Portatevelo sotto l’ombrellone.
Qualche giorno fa ho introdotto l’attenzione focalizzata. Di che si tratta?
Jose Apesteguia e Ignacio Palacios-Huerta, rispettivamente dell’Università di Barcellona e della London School of Economics hanno statisticamente dimostrato che nei calci di rigore, chi calcia per primo vince, con una probabilità 60/40.
Sabato scorso sono usciti i risultati degli esami di Ettore. Lui è al mare e so che mi ucciderà per questo post.
In questi giorni ho in corso 3 esperimenti. Ve ne parlo.